Amir Richardson, centrocampista della Fiorentina attualmente in prestito al Le Havre, ha condiviso la sua prospettiva in una lunga intervista concessa al portale calcistico sofoot.com. Il giocatore marocchino ha toccato il tema della sua esperienza non pienamente soddisfacente nel club toscano, dove ha avuto un impiego limitato.
Un anno e mezzo a Firenze
Richardson ha ripercorso il suo periodo trascorso a Firenze, durato un anno e mezzo. Ha dichiarato: “Non credo di avere responsabilità per quanto accaduto. Ritengo che gli allenatori che ho avuto alla Fiorentina avessero un’idea diversa del calcio. Forse prediligevano un certo tipo di giocatore, ma non si può cambiare la natura di una persona. Nonostante sia un grande club, il mio obiettivo resta invariato: giocare il più possibile e performare al meglio. Nella mia prima stagione, ero entusiasta. La squadra otteneva buoni risultati, ci siamo qualificati per la Conference League e ho disputato tra le 20 e le 30 partite. Avevo un buon rapporto con Raffaele Palladino. Successivamente, con il cambio di allenatore (l’arrivo di Pioli), sono iniziati i problemi. Sinceramente, non ho preso bene la situazione perché l’ho percepita come una forma di ingiustizia. Purtroppo per il club, i risultati non sono stati positivi con il nuovo tecnico. Non sono soddisfatto, ma a mio avviso le decisioni sbagliate sono state prese da lui. Ho dovuto cercare un nuovo percorso perché non mi vedevo rimanere in un club senza avere la possibilità di giocare per sei mesi”.
La cessione in Danimarca
Il centrocampista marocchino ha poi commentato il suo trasferimento in prestito avvenuto durante la finestra di mercato di gennaio: “Mi sono sentito trattato ingiustamente. Ero deluso perché sono approdato al Copenhagen, una squadra meno blasonata della Fiorentina e un campionato di livello inferiore, sebbene comunque valido e da non sottovalutare. Se si osservano il Copenhagen o altre squadre danesi, ci sono ottimi calciatori che sono cresciuti nel loro settore giovanile e ora militano in Europa. Per me, la priorità assoluta è giocare”.