La gestione della staffetta tra attaccanti raramente si rivela proficua. I sostenitori della Fiorentina ricordano bene un periodo di alternanza, risalente a sette anni fa, tra Kouamé, Cutrone e Vlahović, che limitò lo sviluppo di tutti e tre. Successivamente, l’arrivo di Cesare Prandelli permise di riconoscere le grandi potenzialità del serbo, puntando su di lui e favorendone l’esplosione.
Due profili simili da valutare
Un compito che, in un certo senso, attende Vanoli. A differenza della situazione con Kean e Piccoli, dove il tecnico aveva una chiara preferenza per il titolare, con Pellegrino e Beto il dubbio iniziale è concreto. Si tratta di due attaccanti dalle caratteristiche molto vicine, che difficilmente scenderanno in campo contemporaneamente (salvo specifiche esigenze di punteggio) e che si troveranno quindi in una competizione continua.
La necessità di una scelta chiara
Vanoli è appena subentrato e necessita di tempo per valutare quale dei due centravanti si integri meglio nel suo schema di gioco. Tuttavia, già dopo la prossima pausa per le Nazionali, ci si attende una decisione. Definire le gerarchie sarà cruciale per permettere a uno dei due di acquisire costanza e sicurezza, spingendo al contempo l’altro a incrementare il proprio rendimento per guadagnarsi spazio. In sintesi, la divisione dei compiti in attacco non è una soluzione percorribile: la Fiorentina necessita di un nuovo centravanti titolare, e spetta a Vanoli individuarlo.