La serie di tre partite disputate ha emesso un verdetto severo. Nove reti al passivo per la Fiorentina nelle prime tre uscite stagionali, a testimonianza delle fragilità di un reparto difensivo che l’allenatore Fabio Grosso ha tentato di ristrutturare modificando gli effettivi e gli schemi, senza però ottenere un miglioramento sostanziale. Dal match contro la Roma a quello con il Torino, passando per la sconfitta contro il Frosinone, la linea arretrata viola è apparsa priva di sincronia e solidità. Un vero e proprio colabrodo, che si posiziona all’ultimo posto in Serie A per reti subite. All’Olimpico, la coppia centrale era composta da Dragusin e Ranieri, che subirono quattro gol dalla Roma. Contro il Frosinone, Grosso affiancò Pongracic al difensore rumeno, ma anche in quel caso non si evitarono tre reti e diversi errori individuali e di squadra. Ieri, è toccato a Viery esordire da titolare al fianco dell’ex giocatore del Tottenham. È il terzo abbinamento diverso in altrettante gare, con il medesimo esito: una retroguardia incapace di mantenere il vantaggio e punita in altre due occasioni dal Torino.
Laterali inaffidabili
Se al centro della difesa si continua a cercare la soluzione ideale, sulle fasce la situazione non è più confortante. Valdepeñas ha mostrato lampi di potenziale e audacia, ma rimane un calciatore acerbo a cui è difficile richiedere immediatamente personalità ed esperienza. Prima del suo arrivo a Firenze, aveva totalizzato una sola apparizione con la prima squadra del Real Madrid, dopo aver completato il percorso nelle giovanili e nel Castilla, la seconda squadra del club madrileno militante nella terza divisione spagnola. Il potenziale è evidente, la maturità calcistica inevitabilmente assente. Sulla destra si sono alternati Jimenez e Joao Mario, senza che nessuno dei due riuscisse a imporsi. Entrambi hanno mostrato limiti tecnici, mentre lo spagnolo ha sollevato dubbi anche sul piano caratteriale e sulla tenuta nei momenti di pressione. Sullo sfondo rimane Dodô, rimasto a Firenze data l’assenza di offerte ritenute adeguate dopo un’estate trascorsa con la prospettiva di una partenza.
Venezia, un test decisivo
Il risultato è un reparto disomogeneo, composto da profili molto differenti e ancora lontano dal giocare come un’unità. Dragusin è stato l’unico elemento stabile, ma attorno a lui sono cambiati i compagni, i riferimenti tattici e le gerarchie. Le conseguenze sono nove gol incassati, zero punti in classifica e la peggiore partenza della Fiorentina negli ultimi 91 anni: tre sconfitte consecutive che non si verificavano dal 1935. Venerdì a Venezia ci sarà dunque un ulteriore esame, probabilmente il più critico. Grosso dovrà decidere se confermare Viery oppure reintegrare Ranieri o Pongracic, ma il problema ormai trascende i singoli nomi. È necessaria compattezza e supporto da parte di tutta la squadra. Infatti, dalla solidità della difesa meno performante del campionato dipenderà in larga parte la capacità della Fiorentina di riprendersi. E, inevitabilmente, anche il futuro del suo allenatore