Un’altra sconfitta, sebbene non pesante nel punteggio come quelle subite contro Roma e Frosinone (meno dolorosa), ma comunque significativa in termini di prestazione e approccio. Il ritorno dei fischi e delle teste chine sotto una curva comprensibilmente delusa, segnala il riemergere di un atteggiamento in campo che non può portare a risultati positivi contro alcun avversario. Nemmeno contro un Torino ordinato, ben lontano dalla forza della Roma o dall’organizzazione del Frosinone. La classifica attuale, dopo tre giornate, conferma questa tendenza, con la Fiorentina relegata all’ultima posizione e autrice di nuovi record negativi, che si aggiungono a quelli registrati l’anno precedente.
Un inquietante deja-vu
Le responsabilità per questa situazione ricadono inevitabilmente su chi guida il gruppo da quasi due mesi. Ciò che desta maggiore preoccupazione è il modo in cui la Fiorentina sembra cedere di fronte alle difficoltà, un inquietante deja-vu che riporta in discussione la personalità e la mentalità della squadra, elementi che al momento sembrano mancare all’undici viola. In campo si è palesata nuovamente la paura che aveva caratterizzato la stagione precedente, e nemmeno un gol inaspettato come quello di Pellegrino è riuscito a evitarla. Sebbene le difficoltà attuali siano legate anche a problematiche di campo, è evidente che al Viola Park non si sia ancora riusciti a creare una connessione mentale efficace. Lo dimostra la mancanza di reazione al gol subito, simile a quella vista contro l’ex Mandragora, e in generale l’incapacità di dare una scossa dopo la pesante sconfitta nel giorno del centenario. Nonostante la società ribadisca la natura pluriennale del progetto, la nuova cultura tanto auspicata da Paratici deve iniziare a costruirsi da qualche parte.
La fiducia nel tecnico
Nel frattempo, il tecnico si trova inevitabilmente al centro delle critiche, con la Curva che sembra averlo già esonerato idealmente. L’assenza di dichiarazioni ufficiali da parte di Paratici nel post-partita rischia di acuire le distanze con l’allenatore, scelto appena due mesi fa come prima opzione, come lo stesso DS aveva sottolineato in conferenza stampa. Si vocifera che questo silenzio sia dovuto al fatto che non si stia prendendo in considerazione alcun tipo di intervento, tantomeno una sostituzione. Questa fiducia silenziosa, in un contesto già elettrico dopo una partenza così negativa, richiederebbe maggiore unità e chiarezza. È un conto far trapelare che la guida tecnica sia solida e non in discussione, un altro è ribadirlo pubblicamente a tutti, sia all’ambiente che allo spogliatoio.
Segnali preoccupanti dal campo
Intanto, le prestazioni in partita non offrono rassicurazioni. Il lancio sistematico dei difensori verso la punta, ignorando il centrocampo, indica un malfunzionamento nel gioco centrale. La mancata acquisizione di uno dei tre profili ricercati per il reparto (Thorstvedt, Torreira o Brozovic) rende il centrocampo persino corto, un aspetto già evidenziato dal tecnico alla vigilia della sfida contro il Torino. Inoltre, sulle fasce difensive, diversi giocatori hanno mostrato difficoltà, ultimo in ordine di tempo Valdepenas. Questi aspetti, emersi per il terzo test consecutivo, mettono in luce le scelte estive che non stanno dando i frutti sperati, rivelando le lacune di una squadra che fatica a definirsi tale e, di conseguenza, anche di un allenatore finito sotto i riflettori dopo soli 270 minuti