Dopo otto giornate di campionato, la Fiorentina si ritrova nella medesima posizione e, verosimilmente, con lo stesso stato d’animo della stagione precedente: appena 4 punti conquistati e la squadra in piena zona retrocessione. I quasi 160 milioni di euro investiti nell’estate passata non solo non hanno sortito miglioramenti, anzi, sembrano aver peggiorato la situazione fino a questo momento.
Un passo indietro rispetto al passato
Il primo indicatore delle criticità attuali è la rapida successione di allenatori: dopo soli quattro mesi, Firenze ha già visto cambiare la guida tecnica per ben due volte. L’anno precedente, nonostante le numerose difficoltà strutturali emerse già nel ritiro estivo, Stefano Pioli era ancora saldamente al timone dei Viola. Il tecnico emiliano sarebbe poi stato esonerato alla decima giornata, evidenziando come il cambio alla guida tecnica non abbia finora prodotto i risultati sperati. Il secondo aspetto riguarda la sfera tecnica, una situazione inattesa dopo l’arrivo di Fabio Paratici nel ruolo di direttore sportivo. Sebbene la rosa possa vantare una maggiore qualità intrinseca, è evidente a tutti la carenza di esperienza e personalità della squadra. La formazione della scorsa stagione poteva contare su almeno un paio di elementi capaci di fare la differenza nei momenti difficili. La loro assenza, specialmente quella di un giocatore come Robin Gosens, si fa sentire pesantemente in questo periodo. Anche Mandragora, al di là dei giudizi, ha tenuto a galla la squadra per lungo tempo con i suoi gol e le sue giocate.
Problemi difensivi e carenza di carattere: i due nodi cruciali
Quest’anno, la preoccupazione aumenta a causa di un dato allarmante: a questo punto della stagione precedente i gol subiti erano 12, mentre quest’anno sono già 19. La partita di San Siro ha ulteriormente aggravato il quadro. Sebbene il risultato finale di 2-1 contro l’Inter possa apparire contenuto e quasi positivo, considerando lo stato attuale della Fiorentina, la vera criticità emerge dal fatto che al novantesimo minuto il punteggio era a nostro favore per 0-1. Una squadra con un’anima e un’identità definita, in vantaggio inaspettatamente, avrebbe dovuto impiegare ogni risorsa per preservare il risultato, o quantomeno strappare un pareggio. Invece, al gol del pareggio di Thuram al 46′ della ripresa, la squadra si è dissolta in pochi minuti, consegnando la vittoria ai padroni di casa. Pur ammettendo che le scelte di Vanoli, con alcune sostituzioni discutibili, possano aver influito, la gara di domenica ha confermato ancora una volta l’inconsistenza psicologica del collettivo.
Nel finale contro l’Inter, la Fiorentina ha interrotto il gioco
Come già accaduto l’anno scorso, persiste la sensazione che i giocatori non siano pienamente consapevoli della gravità della situazione attuale e delle potenziali ripercussioni future di questa carenza di risultati. A confermarlo sono i numeri: negli ultimi 15 minuti contro l’Inter, la Fiorentina ha registrato un possesso palla del 13%, di cui lo 0% nella metà campo avversaria. Un approccio che contro i nerazzurri è inammissibile, specialmente considerando la posizione in classifica occupata dai viola. Tale atteggiamento a San Siro contro l’Inter può portare a un solo esito: la sconfitta. Si auspica che, a partire dalla prossima sfida contro l’Atalanta, dove Vanoli si confronterà con un tecnico del calibro di Sarri, la Fiorentina riesca almeno a mostrare segnali in controtendenza