La Fiorentina ha subito sconfitte contro Como e Inter, ma le aspettative per la partita casalinga contro l’Atalanta erano decisamente più alte. In assenza di dichiarazioni ufficiali, si può solo ipotizzare le reazioni interne dopo il pareggio contro i nerazzurri. Questo risultato interrompe una serie di tre sconfitte consecutive, ma non genera particolare ottimismo, considerando le difficoltà e la mancanza di un gioco o di un’identità chiara per la squadra, assemblata sul mercato con un investimento di circa 150 milioni di euro a quasi tre mesi dall’inizio del suo allestimento.
Le attese per Vanoli
Se l’intervento dell’allenatore non si è rivelato decisivo come era sembrato a Milano, la gestione complessiva del talento a disposizione è un punto interrogativo. Il mercato estivo avrebbe dovuto supportare Vanoli, ma invece l’allenatore si ritrova nuovamente sotto esame, almeno secondo il dibattito cittadino e tra i tifosi. In realtà, il contributo dell’allenatore è evidente se si considerano i mesi della scorsa stagione. Era proprio su questo aspetto che la società avrebbe potuto fornire spiegazioni riguardo alla retromarcia post-Grosso e alle aspettative legate al suo ritorno, questa volta con una rosa differente.
Un triplo salto in panchina
Le mancate spiegazioni sul ritorno di Vanoli, e su ciò che gli era stato richiesto a settembre rispetto a quanto comunicatogli a giugno, alimentano oggi una delusione nei confronti del tecnico. Questa delusione appare comprensibile, ma anche prevedibile, soprattutto alla luce delle difficoltà (di gioco e di identità) già riscontrate l’anno scorso. A ciò si aggiunge la costruzione estiva di una squadra che si voleva orientata all’attacco, ma che evidentemente non si allineava alle idee degli allenatori, Grosso prima e Vanoli poi, nonostante la sfiducia manifestata pochi mesi prima. Un triplo salto nel buio con conseguenze rischiose, che ora si stanno manifestando chiaramente.
Rimpalli e classifica
Dalla difficoltà di allenare questa Fiorentina, emersa da fine agosto in poi, fino al puzzle descritto ieri da Vanoli, non mancano i dubbi su come la squadra scenda in campo. Le prestazioni di Oulai, impiegato nel secondo tempo dopo essere stato escluso in precedenza (e considerando anche le difficoltà linguistiche, aspetto su cui la società potrebbe intervenire), o l’ingresso di Gonçalves nel recupero, rimangono interrogativi senza risposta. Si aggiungono le valutazioni su un attacco che appare indebolito, aggravando i problemi già evidenti di una difesa con statistiche preoccupanti. Ci sono anche segnali da interpretare all’interno del Viola Park, dove si predica massima unità, specialmente nelle riflessioni di una dirigenza che non chiarisce come alcuni acquisti estivi rimangano tuttora misteri irrisolti (inclusi Atta e i suoi tempi di recupero).
In lotta per la salvezza
La stagione, che doveva essere di ricostruzione, è già fortemente compromessa. L’obiettivo, non ben definito, perde quota (in classifica) partita dopo partita. Si è passati dall’anno utile per ritrovare l’Europa all’anno di transizione, dalla costruzione delle basi all’evidente lotta per la salvezza (per il secondo anno consecutivo). Nel mezzo della sensazione che la stagione della ripartenza sia diventata ben altro, la Fiorentina deve innanzitutto salvarsi. Che la squadra sia stata costruita male, o non adeguatamente guidata dalla panchina, dovrà certamente fare meglio rispetto alla partita precedente per modificare una classifica che resta preoccupante