Cinque novembre 1993: a Roma si spegneva Mario Cecchi Gori, figura di spicco nella storia della Fiorentina. Aveva 73 anni e da poco più di tre guidava il club viola, acquisito nell’estate del 1990 dalla famiglia Pontello. La sua presidenza, seppur breve, fu intensa e segnò l’inizio di un nuovo capitolo per il calcio fiorentino, proseguito poi dal figlio Vittorio.
Come stimato produttore cinematografico italiano, Cecchi Gori realizzò il suo sogno di possedere la squadra del suo cuore. Il suo insediamento avvenne in un momento critico per la Fiorentina, subito dopo la controversa cessione di Roberto Baggio alla Juventus. Il nuovo patron riuscì a rianimare l’entusiasmo di una tifoseria delusa, intraprendendo una campagna acquisti di rilievo che portò a Firenze giocatori del calibro di Batistuta, Effenberg e Laudrup.
Tuttavia, non mancarono momenti difficili, tra cui la sorprendente retrocessione in Serie B nel 1993, nonostante una rosa di grande valore. Cecchi Gori affidò a Claudio Ranieri il compito di riportare la Fiorentina nella massima divisione, un obiettivo che non poté vedere realizzato. Alla sua morte, Firenze gli tributò un commovente addio: oltre ventimila persone si riunirono in piazza Santa Croce per i funerali di colui che era affettuosamente conosciuto come “Marione”. La sua eredità nella storia viola non si misura in trofei, ma nella restituzione di ambizione e centralità al club dopo gli ultimi anni turbolenti sotto la gestione Pontello.