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Fiorentina: sei cambi in panchina dal 2019, tre ritorni

Dal 2019 ad oggi, la Fiorentina ha visto sei cambi di allenatore in corsa, con tre tecnici richiamati dopo un precedente incarico: Montella, Iachini e Vanoli. L’ultimo ritorno, quello di Vanoli a settembre, segue la separazione di giugno.
Fiorentina: sei cambi in panchina dal 2019, tre ritorni Fiorentina: sei cambi in panchina dal 2019, tre ritorni

A inizio settembre Paolo Vanoli ha ripreso il suo incarico al Viola Park come tecnico della Fiorentina, a distanza di circa tre mesi dalla sua precedente uscita a giugno. Nel mezzo, l’estate di Fabio Grosso si è conclusa dopo sole tre partite: sconfitte contro Roma, Frosinone e Torino, con un solo gol segnato e nove reti subite. Solo nella stagione 1935-36 la Fiorentina aveva registrato un simile inizio negativo in Serie A. Questo ribaltone ha suscitato scalpore, ma a Firenze non si tratta di un evento inedito, bensì dell’ultimo capitolo di una recente sequenza di esoneri, dimissioni e, soprattutto, ritorni.

Un susseguirsi di allenatori dal 2019

La sequenza ha avuto inizio nell’aprile 2019. Stefano Pioli presentò le dimissioni il 9 aprile, lasciando il posto a Vincenzo Montella, che riuscì a garantire la permanenza in categoria solo all’ultima giornata con uno 0-0 contro il Genoa. Il 21 dicembre, a seguito della sconfitta casalinga per 1-4 contro la Roma e con soli 2 punti raccolti nelle ultime sette gare, fu il turno di Montella. Al suo posto arrivò Beppe Iachini, che ereditò una squadra al quindicesimo posto e la condusse fino alla decima posizione.

Nel novembre 2020, dopo il pareggio a reti inviolate contro il Parma, Iachini lasciò la guida tecnica a Cesare Prandelli. Il 23 marzo 2021, Prandelli rassegnò le dimissioni tramite una lettera che esprimeva un malessere che andava oltre il campo da gioco, e la panchina tornò a Iachini. Dopo un periodo di relativa stabilità, nel novembre 2025 Pioli, tornato in estate, fu esonerato dopo dieci giornate e soli quattro punti conquistati. A seguito di un breve interim di Daniele Galloppa, che guidò la squadra nella partita di Conference League contro il Mainz, arrivò Vanoli.

L’ultimo avvicendamento si verificò nel settembre 2026. Grosso resistette solo tre partite, e la Fiorentina optò nuovamente per Vanoli, l’allenatore con cui si era separata pochi mesi prima, dopo aver raggiunto la salvezza nella stagione precedente. Si contano sei cambi in corsa dal 2019, con tre allenatori – Montella, Iachini e Vanoli – richiamati dopo essere già stati alla guida della formazione viola.

La scossa iniziale e il ritorno delle difficoltà

La prima esperienza di Vanoli iniziò con un andamento lento. Aveva assunto una squadra in fondo alla classifica e a dicembre la Fiorentina si trovava ancora ultima, con soli 6 punti. Successivamente, la svolta: 29 punti nel girone di ritorno e il campionato concluso al quindicesimo posto con 42 punti, completando una rimonta che aveva permesso ai viola di evitare la retrocessione.

Il secondo mandato di Vanoli, invece, sembrava aver prodotto una reazione immediata. L’11 settembre arrivò la vittoria per 4-2 contro il Venezia, con la tripletta di Franco Mastantuono, diventato il più giovane giocatore della Fiorentina a segnare tre gol in una singola partita di Serie A. Quattro giorni dopo, seguì il successo per 3-0 contro il Pisa in Coppa Italia, mentre l’1-1 successivo contro il Napoli aveva dato l’impressione che la squadra avesse ritrovato rapidamente un nuovo equilibrio.

Questa sensazione durò poco. Dopo la sosta per le nazionali, la Fiorentina subì una sconfitta per 2-1 sul campo del Genoa, seguita da un 1-3 casalingo contro il Como e infine un 2-1 a San Siro contro l’Inter. Proprio contro i nerazzurri, i viola erano riusciti a portarsi in vantaggio con Jimenez, prima di subire la rimonta nei minuti finali. Dopo otto giornate, la classifica vede la Fiorentina a 4 punti, con una vittoria, un pareggio e sei sconfitte, avendo incassato 19 gol. A distanza di un anno, la Fiorentina si ritrova con lo stesso punteggio accumulato alla stessa altezza del campionato precedente.

Al di fuori del campo, le quote dei bookmaker avevano già iniziato a muoversi prima. Nei giorni del ko contro il Torino e dell’esonero di Grosso, le quote per la retrocessione viola erano passate da 66 a 15.

Questa incertezza influisce sulle scommesse riguardanti una squadra che ha appena cambiato guida tecnica. Alla vigilia della partita contro il Venezia, la vittoria della Fiorentina era quotata a 2,40, un valore che indicava una partita equilibrata piuttosto che un segnale di ripresa. Per questo, in quelle settimane, alcuni hanno preferito sfruttare le offerte dei bookmaker per le scommesse, come bonus di benvenuto o freebet, per ridurre il rischio sul proprio saldo in caso di esito negativo per i toscani.

Tuttavia, quel quadro apparteneva alle prime settimane della gestione Vanoli. I risultati successivi hanno modificato nuovamente la situazione: la vittoria contro il Venezia rimane l’unico successo viola in campionato, e le tre sconfitte consecutive contro Genoa, Como e Inter hanno riportato la squadra nella zona più critica della classifica.

Il ritorno, una specialità viola

L’aspetto più singolare di questa dinamica riguarda i nomi degli allenatori. Montella nel 2019 tornava dopo quasi quattro anni. Prandelli nel 2020 rientrava a dieci anni dal suo addio. Iachini nel 2021 riprendeva la panchina che gli era stata sottratta solo quattro mesi prima. Pioli nel 2025 era alla sua seconda esperienza con la Fiorentina. Vanoli è l’ultimo arrivato in ordine cronologico e il più rapido: salutato a giugno, richiamato già a settembre.

Non tutti questi ritorni hanno avuto esiti positivi. Montella, dopo aver ottenuto la salvezza nel 2019, fu esonerato a dicembre. Prandelli lasciò a metà stagione. Iachini concluse il campionato prima di essere sostituito. Il ritorno di Pioli nell’estate 2025 durò solamente dieci giornate. Vanoli rappresenta un caso differente, poiché la sua prima esperienza si era conclusa con un risultato tangibile: aveva preso una Fiorentina in grave difficoltà e l’aveva condotta alla salvezza.

Proprio questo precedente, tuttavia, rende la sua seconda avventura più delicata. Vanoli conosce già l’ambiente e parte del gruppo, non necessitando del consueto periodo di adattamento per un nuovo tecnico. La vittoria contro il Venezia aveva mostrato subito alcuni effetti positivi del cambio, ma le settimane successive hanno evidenziato come la crisi viola non potesse essere risolta unicamente tramite un avvicendamento in panchina.

Atalanta, Sassuolo e Juventus: tre sfide cruciali

Il calendario non offre molto margine per ritrovare l’equilibrio. Giovedì 29 ottobre, al Franchi arriverà l’Atalanta, appena quattro giorni dopo la sconfitta con l’Inter. Lunedì 2 novembre, la Fiorentina sarà impegnata sul campo del Sassuolo, prima di affrontare la Juventus in casa domenica 8 novembre. Tre partite in undici giorni prima della pausa.

Questi incontri possono rapidamente modificare la percezione di questo secondo ritorno di Vanoli. La Fiorentina non ha più bisogno solo di mostrare segnali di miglioramento o di disputare buone frazioni di gioco: dopo otto giornate, servono punti concreti. I 19 gol subiti evidenziano una chiara fragilità difensiva, mentre la vittoria contro il Venezia è rimasta finora un episodio isolato.

La differenza rispetto a un anno fa risiede principalmente in questo aspetto. Nella sua prima esperienza, Vanoli arrivò quando l’emergenza era già conclamata e il suo unico compito era quello di tirare la squadra fuori dalla zona retrocessione. Questa volta, era stato richiamato a settembre per impedire che la stagione prendesse la stessa piega. Dopo otto giornate, tuttavia, la Fiorentina si ritrova nuovamente al diciottesimo posto con quattro punti.

Per questo motivo, le partite contro Atalanta, Sassuolo e Juventus rappresentano molto più di semplici appuntamenti di calendario. Prima della sosta, la Fiorentina deve dimostrare che il 4-2 contro il Venezia possa rappresentare un punto di partenza e non rimanere l’unica eccezione di un avvio di stagione ancora profondamente negativo. Il secondo mandato di Vanoli era iniziato con l’obiettivo di evitare un’altra rincorsa salvezza: a fine ottobre, il rischio concreto è che tale rincorsa sia già ricominciata.

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