In occasione del centenario della Fiorentina, Rui Costa ha fatto la sua prima apparizione a Firenze da quando ha lasciato il club. Durante il pranzo di gala, è stato uno dei più ricercati per selfie con i suoi ex compagni viola. Rivolgendosi al sito ufficiale della Fiorentina, ha dichiarato: “È stata un’emozione per me. Non riesco a venire a Firenze e a vedere i miei compagni quanto vorrei, e questi incontri sono sempre belli. C’erano ragazzi che non vedevo da 25 anni, da quando sono andato via. È un onore essere qui. Questi colori, questo club e questa città rappresentano tanto per me, sono stati sette anni meravigliosi. Come dico sempre, sono arrivato bambino e sono andato via uomo, perciò dico grazie alla città e al club per quello che mi hanno dato. L’emozione di tornare non passerà mai. Poi essere qui per il centenario della Fiorentina e vedere i miei compagni mi ha fatto un piacere enorme”.
Riguardo l’abbraccio con Commisso, ha spiegato: “L’ho abbracciato per ringraziarlo dell’invito, perché quando uno smette di giocare è bello che venga riconosciuto per quello che ha fatto, dire il contrario sarebbe ipocrisia. Essere ricordato da questo grande club per me è un orgoglio. Li ringrazio anche per la festa, perché spesso i club fanno i compleanni senza ricordarsi di chi ha fatto la storia. Grazie per aver riempito la sala di giocatori, sia i più noti che i meno conosciuti, sia chi ha giocato di più che di meno. Tutti hanno voluto essere alla festa, perché è così che si costruiscono i club. Ho voluto ringraziarlo non solo per l’invito a me, ma anche a chi ha fatto la storia della Fiorentina”.
Ricordi e nostalgia
Interrogato su una foto con il trofeo in mano, dove il club ha scritto la parola “appartenenza”, Rui Costa ha commentato: “Sono già emozionato ad essere qui, mi emoziono ancora di più a parlare di quei tempi. Sono passati 25 anni, ma sono stati giorni indimenticabili. Sinceramente, mi sentivo parte integrante della città per quello che mi dava, e alzare la coppa come capitano della Fiorentina è stato uno dei momenti più belli della mia carriera. Purtroppo, è l’ultima foto di un trofeo. Sono orgoglioso, ma non mi piace dire che sono stato l’ultimo. Chiedo ai dirigenti di levarmi questo titolo di essere l’ultimo ad aver vinto una coppa. È stato bello, però, rifare la foto con i miei ex compagni. Quello è stato l’ultimo anno a Firenze, e poi è crollato tutto. Per questo non mi piace venire a Firenze. Continuo ad avere amici veri qui che mi chiedono perché non torno più. Un motivo sono gli impegni di lavoro, ma anche perché, se da una parte è molto bello tornare perché la sento mia, dall’altra mi dà anche tanta nostalgia. Per me era un tutt’uno, non sapevo se giocavo per la Fiorentina o per la città. Tutti sanno che ho giocato anche per il Milan e il Benfica e cosa rappresentano, perché in una ci sono nato e nell’altra ho vinto anche la Champions League, e posso solo parlarne bene. Ma tutti sanno che in queste due città ci sono due squadre, mentre a Firenze non sapevo dove finisse la squadra e dove iniziasse la città. La mia forza era questo sentimento. Ho avuto la fortuna, comunque, di avere compagni fantastici, tipo i centrocampisti, che per un giocatore vale tantissimo”.
Il trasferimento
Parlando del suo addio, Rui Costa ha ricordato: “La gente magari non se lo ricorda più, ma quando arrivai, venni al posto di andare al Barcellona. Alla fine, io avevo appena firmato un nuovo contratto con la Fiorentina. Dopo due giorni mi chiamarono per dirmi che dovevano vendermi perché il club stava crollando. Avevo 29 anni e un nuovo contratto, chissà come sarebbe andata la mia carriera senza quel crollo. Poi, nella vita, sono fortunato perché ho giocato in tre squadre importanti, ma a Firenze ho giocato di più vincendo. Se non fosse successo quello che è successo, avevo già 29 anni e avevo firmato un rinnovo, chissà cosa sarebbe successo. Ricordo comunque anche i momenti brutti che tutte le squadre e i giocatori hanno”.