Paolo Vanoli ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport-Stadio, soffermandosi sulla sua esperienza alla Fiorentina e sulla salvezza ottenuta la scorsa stagione. L’ex tecnico viola ha espresso rammarico per non aver proseguito il suo percorso a Firenze, sentendosi meritevole di una conferma.
Il rimpianto e la situazione iniziale
“Tanto, direi 11”, ha risposto Vanoli alla domanda sul dispiacere di non essere più a Firenze, aggiungendo: “Perché me lo sono meritato. Volevo costruire una squadra a mia immagine, confrontarmi con il direttore ed ero convintissimo di poter portare la Fiorentina in alto, perché conoscevo bene l’ambiente. Ho lavorato sei mesi con una squadra che non avevo scelto io e il dispiacere sta proprio lì”. All’arrivo, ha trovato una società in un momento delicato, con la squadra costruita per altri obiettivi e ultima in classifica con soli quattro punti. La difficoltà maggiore, ha sottolineato, era “far reagire i giocatori” in uno spogliatoio spaventato.
Il Viola Park e la salvezza
Vanoli ha rivelato di aver vissuto praticamente al Viola Park nei primi tempi, per imprimere nella testa dei giocatori la necessità di lottare per la salvezza. L’obiettivo prefissato dal presidente è stato raggiunto: “Ci siamo riusciti”. L’orgoglio è aumentato vedendo i tifosi festeggiare il centenario, sapendo di aver lasciato la Fiorentina in Serie A e aver dato la possibilità di “costruire un sogno”.
Un’impresa sportiva
La salvezza conquistata è considerata un’impresa da Vanoli. “Abbiamo preso una squadra con quattro punti e siamo riusciti a cambiare anche una statistica importante: nessuna squadra si era mai salvata dopo 14 partite senza vittorie”, ha affermato. Nel girone di ritorno, la squadra ha ottenuto 29 punti, un bottino di tutto rispetto. “Per me quella doveva essere la base da cui ripartire. Oggi, ripensandoci, credo sia stato un capolavoro”.
Il rapporto con la famiglia Commisso e la scelta
La scomparsa di Rocco Commisso è stata “un’ulteriore bastonata” in un momento già complicato. Vanoli ha ringraziato la famiglia per l’opportunità di allenare la Fiorentina. La scelta di accettare, nonostante la difficile situazione, è stata dettata dalla “voglia enorme di allenare questa squadra” per averci giocato e per la conoscenza dell’ambiente e del “tifoso viola”. Ha firmato un contratto “unilaterale”, dando priorità alla società, pur avendo altre proposte. “Sentivo forte la voglia di fare qualcosa di importante e poi provare a portarlo avanti”.
La mancata conferma e il rapporto con Paratici
Riguardo alla mancata conferma, Vanoli ha dichiarato: “Le decisioni spettano alla società”. Ha espresso fastidio per i tempi, ritenendo che si sarebbe potuto comunicare diversamente. “Credo che, per il lavoro fatto, sia stata anche una decisione difficile cambiare Vanoli”. Ha poi elogiato il direttore Fabio Paratici, definendolo “una persona di valore, che capisce davvero di calcio”. Pur riconoscendo che il calcio è un’azienda e i cambiamenti sono rischiosi, ha ribadito che “quello che ho fatto sul campo, però, rimane tangibile”.
La Fiorentina post-Vanoli
Osservando il mercato attuale, Vanoli ritiene che la Fiorentina possa “costruire un sogno”, con Paratici che ha “praticamente azzerato quella squadra e ha scelto di ripartire in maniera diversa”. È orgoglioso di aver lasciato la squadra in Serie A, dando la possibilità di costruire qualcosa di importante.
Decisioni difficili e crescita dei giocatori
Tra le decisioni più complicate, Vanoli ha citato quella di cambiare capitano e affidare maggiori responsabilità a David De Gea, pur senza togliere nulla a Luca Ranieri. Riguardo ai giocatori, ha evidenziato la crescita di Ndour, l’ottimo anno di Mandragora e la ritrovata dimensione di Fagioli. Particolarmente colpito è stato da Parisi, capace di adattarsi a un nuovo ruolo. Su Fagioli, ha aggiunto: “Ho scoperto un ragazzo intelligente dal punto di vista calcistico e dotato di grande personalità tecnica”.
Il rapporto con i tifosi
Il tributo ricevuto dai tifosi viola all’ultima giornata è stata la “più grande soddisfazione per un allenatore”. Vanoli conserva quel momento “nel cuore”. Il pubblico di Firenze non lo considera “presuntuoso”, ma “ambizioso”.