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Edoardo Sadotti: “Firenze casa mia, ma all’Alcione mi faccio le ossa”

Edoardo Sadotti, cresciuto nella Fiorentina e ora all’Alcione Milano, si racconta: “Firenze è casa mia ma voglio farmi le ossa in Serie C”. Nuova posizione da terzino destro e ambizioni per il futuro.
Edoardo Sadotti: "Firenze casa mia, ma all'Alcione mi faccio le ossa" Edoardo Sadotti: "Firenze casa mia, ma all'Alcione mi faccio le ossa"

La nuova fase della carriera di Edoardo Sadotti lo vede protagonista sulla fascia destra, un ruolo inedito rispetto al passato centrale difensivo. In questa posizione, il giovane talento originario di Arezzo, formatosi nel vivaio della Fiorentina e ora in prestito all’Alcione Milano, sta emergendo durante la sua prima esperienza nel calcio professionistico. Sadotti, intervenuto dal centro sportivo del club milanese, ha condiviso i suoi pensieri in esclusiva, analizzando i primi mesi in Serie C e le sue ambizioni stagionali.

Dopo aver trascorso molti anni nelle giovanili della Fiorentina e aver conquistato lo scudetto con la Primavera, quale impatto ha avuto il passaggio al calcio dei professionisti?
Le differenze sono immediatamente percepibili. L’intensità, la prestanza fisica e la durezza dei contrasti sono aumentate notevolmente. Mentre nel campionato Primavera era a volte possibile recuperare dopo un errore, qui il rischio di subire un gol è immediato. Il salto di qualità è evidente, ma sono convinto che potremo disputare una stagione di alto livello.

Con cinque punti conquistati nelle prime tre giornate, come valuta il suo impiego come terzino destro?
È un ruolo che sto aggiungendo al mio repertorio, sebbene non agisca come un terzino tradizionale a tutta fascia. In fase di non possesso, collaboriamo strettamente e cerco di non scoprirmi eccessivamente; quando siamo in possesso palla, invece, ci muoviamo in modo fluido e ricopro una sorta di posizione da braccetto. Rispetto all’anno scorso, ho la libertà di essere leggermente più propenso alla fase offensiva, e sono lieto di questa opportunità.

Si dice che la Serie C sia un campionato impegnativo, soprattutto per i giovani difensori che devono adattarsi rapidamente all’esperienza degli avversari. Qual è la sua percezione?
In parte è vero, ma in questo campionato troviamo giocatori esperti in ogni reparto. Michele Marconi, ad esempio, è un attaccante con una notevole carriera in Serie B. Si può imparare da chiunque. L’insegnamento più prezioso riguarda la mentalità: si comprende appieno cosa significhi giocare in una prima squadra, la determinazione nel vincere e nell’ottenere i tre punti.

Qual è l’insegnamento più significativo che conserva dai suoi dieci anni trascorsi alla Fiorentina?
Firenze rappresenta ancora la mia casa. Ogni allenatore mi ha trasmesso qualcosa di importante. Galloppa mi ha seguito per diversi anni e mi ha aiutato moltissimo nella mia crescita; anche quando allenava le squadre giovanili superiori, a volte mi aggregavo ai loro allenamenti. Il mio percorso alla Fiorentina è stato fondamentale per arrivare qui all’Alcione. Ogni stagione ha rappresentato un passo avanti nella mia carriera.

Che tipo di ambiente ha trovato all’Alcione Milano?
È una società ambiziosa, con l’obiettivo di migliorare costantemente ogni anno. Il mister ci ha fissato il traguardo dei playoff e l’ambizione di posizionarci tra le prime quattro squadre. Si tratta di un obiettivo importante, ma ritengo che abbiamo le potenzialità per raggiungerlo: disponiamo di qualità e possiamo ottenere grandi risultati.

Tornando alla vittoria dello scudetto Primavera, in quale momento ha percepito che la vittoria fosse a portata di mano, specialmente dopo la finale persa contro l’Inter l’anno precedente?
Ne discutevamo già durante il ritiro precampionato. Noi ragazzi del 2006 giocavamo insieme da tempo e formavamo un gruppo molto coeso. Ci sono stati momenti positivi e altri più complessi, ma fin dall’inizio ero certo che avremmo potuto sollevare il trofeo.

Lei, tuttavia, ha dovuto assistere alla semifinale e alla finale dalla tribuna a causa di un infortunio. Quanto è stata difficile questa situazione?
Più che la sera della finale, ricordo il giorno in cui mi sono infortunato a Lecce. Inizialmente, temevamo che l’entità del problema fosse grave. Dopo aver disputato quasi tutta la stagione, dover saltare proprio le due partite più cruciali è stato molto pesante. L’infortunio si è verificato in una partita che, in relazione alla nostra posizione in classifica, aveva un’importanza relativa. Oltre alle finali, la mia preoccupazione riguardava anche l’inizio di questa stagione: se il problema fosse stato serio, avrei affrontato la nuova avventura con molte più difficoltà.

All’Alcione ha ritrovato Niccolò Trapani e Giorgio Puzzoli, vostri compagni ai tempi della Fiorentina. Quanto ha influito la loro presenza nello spogliatoio?
Loro sono arrivati dopo di me, quindi all’inizio pensavo di dover affrontare da solo l’inserimento in un nuovo contesto. Sebbene abbia formato nuove amicizie, il loro arrivo è stato un grande sollievo. Trascorriamo del tempo insieme anche fuori dal campo, e questo contribuisce positivamente.

Tra i suoi ex compagni della Primavera che ora militano tra i professionisti, chi crede possa sorprendere?
Lapo Deli, all’Empoli, secondo me ha le qualità per ritagliarsi un ruolo importante. Credo che anche Riccardo Braschi possa fare bene. Per lui l’inizio potrebbe essere un po’ più complicato, ma sono certo che troverà le sue opportunità.

Si aspettava che Braschi si trasferisse in Svizzera?
No, assolutamente. Pensavo che potesse approdare in Serie B, ma in Italia. La scelta della Svizzera mi ha sorpreso.

Ha avuto modo di osservare di recente la nuova Primavera nella finale di Supercoppa. Quali sono le sue impressioni?
È cambiato molto: i giocatori, l’allenatore e lo stile di gioco. Conosco ancora alcuni ragazzi e ho visto una squadra valida. La partita è stata ricca di emozioni e rivedere dirigenti, staff e medici è stato piacevole. Credo che gradualmente troveranno il giusto ritmo e potranno disputare una buona stagione.

Ha lavorato a stretto contatto con la prima squadra viola. Da lontano, quale idea si è fatto della situazione attuale della Fiorentina?
Mi dispiace, perché da due anni le cose non stanno andando come tutti si augurerebbero. Conosco Vanoli: nella seconda parte della scorsa stagione mi sono allenato spesso con la prima squadra e ho ricevuto diverse convocazioni. Ritengo che lui e il suo staff siano le figure ideali per aiutare la Fiorentina a superare questo momento difficile.

Cosa spera di trarre da questa esperienza in Serie C, in vista di un potenziale ritorno a Firenze?
Voglio farmi le ossa. Qui dispongo di tutto il necessario per crescere e devo sfruttare appieno questa opportunità se voglio intraprendere questa professione. Spero di tornare a Firenze con maggiore esperienza e astuzia, imparando il più possibile dai giocatori più esperti.

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