Edoardo Bove, intervenuto al Festival dello Sport di Trento, ha condiviso le sue riflessioni riguardo al malore occorso mentre indossava la maglia della Fiorentina e al percorso di ripresa successivo.
Il ricordo del malore
“Non ho memoria di quell’episodio; mi sono risvegliato in ospedale senza alcun ricordo. L’allontanamento forzato dal campo mi ha spinto a dedicarmi ad altre attività, come la realizzazione di un documentario sulla mia carriera. Davanti alle telecamere sono riuscito a esprimere emozioni che faticavo a comunicare con la mia famiglia, essendo una persona piuttosto riservata. Il mio intento non è quello di essere un modello, ma ho concesso l’accesso alla mia sfera privata per mostrare le difficoltà che un giovane può affrontare”.
La pausa dal calcio
“L’assenza dal calcio è stata percepita come una profonda perdita. Circostanze esterne mi hanno obbligato a un cambio radicale di prospettiva. In queste situazioni, la reazione diventa fondamentale. In quel periodo, il calcio rappresentava tutto per me. Ora ho compreso che, pur essendo la mia più grande passione, esistono molti altri aspetti importanti nella vita. Inizialmente, trovavo difficile persino guardare le partite o osservare i bambini giocare. Ho attraversato una fase di rifiuto, avvicinandomi al tennis. Successivamente, però, sono ritornato al calcio, la mia vera passione”.
Desiderio di giocare in Italia
“Per me era cruciale la possibilità di giocare in Italia. Tuttavia, quando mi è stato tolto il calcio, il mio unico obiettivo è diventato il ritorno in campo, indipendentemente da dove o quando. Desidero precisare che ciò non implica una mancanza di controlli in Inghilterra; ho effettuato numerosi controlli anche lì. Semplicemente, il regolamento inglese mi ha permesso di riprendere a giocare, e ne sono felice. Mantengo comunque un occhio sull’Italia”.
Il rapporto con Cobolli
“Non immagina quanto sia stato fondamentale per me. Osservare il suo percorso nel realizzare i propri sogni e nel duro lavoro mi ha trasmesso la convinzione di poter raggiungere obiettivi simili. Lui è entrato nella Roma prima di me, e successivamente ci siamo ritrovati a giocare insieme. Entrambi praticavamo sia tennis che calcio. Un giorno, incontrandolo a un torneo di tennis, gli chiesi cosa facesse lì, e lui mi pose la stessa domanda. Era un tennista più forte di me. Ha scelto il tennis abbandonando il calcio. Una decisione che, a pensarci bene, appare piuttosto audace, considerando le minori probabilità di successo nel tennis. Quando Bruno Conti ci propose la scelta tra calcio e tennis, io optai per il calcio, mentre lui scelse il tennis. Le nostre strade si sono poi incrociate nuovamente. Se Cobolli avesse proseguito la carriera calcistica, avrebbe potuto raggiungere la Serie B