Sessant’anni fa, Firenze fu colpita da una devastante alluvione. L’Arno ruppe i suoi argini, causando danni ingenti a abitazioni, infrastrutture e attività commerciali, mettendo in ginocchio quella che viene definita la città più bella del mondo. Di fronte a tanta distruzione, disperazione e perdite dovute a sacrifici pluriennali, i fiorentini dimostrarono una notevole capacità di reazione, unendosi per aiutarsi reciprocamente, con il supporto anche di persone giunte da altre parti d’Italia. In quel difficile frangente, anche la Fiorentina e i suoi calciatori dell’epoca offrirono un contributo significativo. Giocatori come Picchio De Sisti e Ciccio Esposito non esitarono a scendere in campo, armati di stivali e pale, per contribuire alla rimozione del fango dalla città. In un’intervista a Radio Firenzeviola e , Claudio Merlo e Luciano Chiarugi hanno ripercorso quei drammatici momenti del novembre 1966, raccontando come si organizzarono con i compagni di squadra per offrire il loro sostegno ai concittadini.
Merlo: lo stadio come centro di soccorso
“Abitavamo quasi tutti in via Carnesecchi, vicino allo stadio”, ha ricordato Chiarugi. “La sera prima, osservando il livello dell’Arno, avvertivamo una certa preoccupazione, ma non immaginavamo una simile esondazione. Al mattino, il responsabile del nostro condominio ci avvisò di non usare l’auto perché l’Arno era straripato, annunciando una grave tragedia. Ancora ignari della reale portata degli eventi, la curiosità ci spinse a voler capire cosa fosse successo. Presi l’auto e mi diressi verso il Ponte al Pino, ma i vigili mi fecero tornare indietro. Solo allora, vedendo l’acqua a pochi metri, compresi la gravità della situazione. La società ci comunicò che non ci sarebbe stato allenamento, ma insieme ai miei compagni sentimmo il dovere di attivarci e metterci a disposizione”.
“Ricordo che la sera prima dell’alluvione”, ha aggiunto Claudio Merlo, “io e Diomedi, un terzino della Fiorentina, facemmo un giro in centro con la sua Fiat 500 e notammo che il livello dell’Arno era preoccupante. Decidemmo quindi di rientrare a casa, ritenendolo più prudente. Nella zona di Coverciano, dove risiedevamo, non ci furono danni, ma il giorno seguente il resto della città fu teatro di un vero disastro. Fu doloroso assistere a quell’inondazione. Lo stadio si trasformò rapidamente in un centro di soccorso, dove venivano paracadutati beni di prima necessità tramite elicotteri. Ci adoperammo anche per scaricare questi aiuti destinati alla popolazione. Molte persone avevano perso tutto, quindi era nostro dovere offrire supporto. Non avevo mai assistito a una tragedia simile, ma rimasi colpito dalla solidarietà che si manifestò da tutta Italia, con innumerevoli persone mobilitate per aiutare Firenze a risollevarsi”.
Chiarugi: giocare per Firenze nel cuore
“Anche io mi sono ritrovato a scaricare pane e a distribuire coperte alla gente”, ha proseguito Chiarugi. “Ricordo i camion e gli elicotteri che atterravano nello stadio, un’immagine quasi surreale pensando che quel campo era il nostro terreno di gioco. Nel nostro piccolo, abbiamo fatto la nostra parte, pur riconoscendo il ruolo fondamentale degli Angeli del fango. La domenica successiva, ci recammo a Foggia per giocare la partita, dopo aver saltato un turno. Vincemmo 2-1, con la ferma intenzione di contribuire, anche se in minima parte, a risollevare il morale dei fiorentini. Segnai il primo gol, e fu, credo, una piccola gioia che riuscimmo a portare a Firenze in un momento così drammatico. In quei giorni, rimasi particolarmente colpito dalla vista di due automobili sovrapposte in un angolo della città a causa della forza dell’acqua. Questo scenario mi riportava alla mente le immagini di persone che nuotavano nel fango per salvare vite umane”.