Daniele Faggiano, direttore sportivo della Salernitana, è intervenuto ai microfoni di Radio FirenzeViola durante la trasmissione “Chi si compra?”. Il dirigente ha toccato diversi temi, dalla Nazionale alla Fiorentina, soffermandosi in particolare sulla crescita di giocatori come Kayode.
Riguardo alla gestione dei talenti, Faggiano ha citato gli insegnamenti del suo maestro Perinetti: “Vendi, incassa e riparti”. Pur ammettendo che personalmente non avrebbe ceduto Kayode in quel momento, ha riconosciuto l’importanza dei proventi economici derivanti dalla sua cessione al Brentford, che ha fruttato 18 milioni. “I rimpianti ci saranno sempre, però i soldi rimangono”, ha affermato, sottolineando come senza quella cessione il giocatore forse non avrebbe raggiunto la Nazionale. Faggiano ha confessato anche un suo rimpianto personale legato al mancato acquisto di giocatori dalla Serie C o Serie D per portarli in categorie superiori.
Interrogato sulla possibilità che Nicolò Fagioli possa stabilmente far parte del gruppo azzurro, Faggiano ha risposto che “dipende anche da lui, dalla continuità che avrà”. Ha poi aggiunto che le “cavolate da giovane” commesse dal giocatore sono comprensibili, in quanto “succede” che i calciatori pensino che “tutto sia possibile”.
Passando alla Fiorentina, Faggiano ha commentato la partenza stagionale della squadra. Pur riconoscendo la necessità di guardare avanti, ha anche invitato a riflettere sul passato, menzionando l’apprensione vissuta l’anno precedente per la squadra viola e per il suo amico Vanoli. Per questo motivo, ha dichiarato di non poter essere troppo pessimista o ottimista. “Facendo quel mercato non ci si aspettava una situazione del genere”, ha ammesso, ma secondo lui la Fiorentina possiede “giocatori per stare tranquilla, raggiungere una salvezza senza particolari problemi e può anche arrivare tra le prime”. La priorità, a suo dire, è “lavorare per il futuro e cercare di costruire una situazione come quella del Como”.
Infine, su Fabio Grosso, Faggiano ha dichiarato di non aspettarsi le sue difficoltà attuali. “Mi aspettavo che facesse bene”, ha detto, pur comprendendo che “ci sia un giudizio dopo quello che è stato fatto”. Ha sottolineato come ognuno abbia il proprio metodo di lavoro e che, pur non parlando di Grosso per la sua conoscenza della piazza, “può succedere di sbagliare”. Ha concluso evidenziando che la responsabilità non è solo dell’allenatore, ma anche dell’approccio dei giocatori.