La lunga pausa del campionato avrebbe dovuto rappresentare un’opportunità per la Fiorentina, nonostante le otto assenze per gli impegni con le Nazionali. L’obiettivo era recuperare la forma fisica dei giocatori meno brillanti e integrare meglio i nuovi arrivati, ancora poco conosciuti da Paolo Vanoli, a seguito della profonda rivoluzione estiva della dirigenza. A differenza di altre società come il Como o l’Inter, che hanno concesso una settimana di riposo, la Fiorentina ha optato per un programma intenso, con doppie sedute di allenamento e un focus sulla tattica, almeno per i presenti.
L’utilità della pausa di 20 giorni
Tuttavia, in campo sono scesi proprio i calciatori rientrati dagli impegni internazionali, apparsi sì energici ma evidentemente privi di quella freschezza necessaria. Viene in mente la battuta di Giancarlo Antognoni su Ndour, pronunciata durante la presentazione del suo libro: «Ndour opaco? Si vede che aveva dato tutto in Nazionale». La scelta di schierare dal primo minuto giocatori che, in questi 20 giorni, hanno avuto a disposizione al massimo 3-4 giorni di allenamento con il gruppo (per Mastantuono anche meno), è apparsa singolare. Tra queste, la discussa coppia di centrocampo Oulai–Fagioli, con l’ivoriano nel ruolo di vice Atta. Non sarebbe stata un’eresia tattica l’impiego di un elemento più gregario a centrocampo, come Brescianini, che aveva lavorato assiduamente al Viola Park, soprattutto contro un Genoa determinato. Similmente, la preferenza per Beto (reduce dalle gare con la Guinea Bissau) rispetto a Pellegrino, che aveva trovato continuità e gol, ha destato perplessità. In definitiva, 20 giorni di prove tattiche e allenamenti sembrano essere stati vanificati da esperimenti e dalla volontà di far giocare a tutti i costi Mastantuono, per «fargli capire il calcio italiano», come spiegato dal tecnico, anche quando un riposo sarebbe stato opportuno.
Un pericoloso déjà vu
Dopo le tre sconfitte consecutive sotto la guida di Fabio Grosso, il ritorno di Vanoli in panchina era stato segnato dalla convincente vittoria contro il Venezia e dal pareggio casalingo con il Napoli, risultati che forse avevano generato false illusioni. Questa volta, non si è vista nemmeno la reazione in termini di risultati, e una ripresa giocata meglio non è bastata per conquistare punti, poiché la squadra sembra reagire solo dopo aver subito un colpo. I quattro punti raccolti dopo 6 gare di campionato rievocano così i fantasmi della scorsa stagione. Certo, Pioli collezionò 4 punti in 10 partite, ma con il difficile calendario che attende la Fiorentina, non c’è spazio per la tranquillità né per sottovalutare partite e classifica. Lavorare intensamente, sia fisicamente che mentalmente, è fondamentale, a patto che se ne raccolgano i frutti.