Le considerazioni sulla situazione attuale della squadra viola sono spesso affidate a dichiarazioni rilasciate in fretta, poco prima delle partite. Questa abitudine, che vede le visioni espresse solo prima del fischio d’inizio e mai a posteriori, è stata replicata anche a Milano, dove Vanoli ha esposto le proprie tesi. Se da un lato permangono questioni irrisolte evidenziate dal campo, insieme ad alcune responsabilità del tecnico nella lettura delle gare, dall’altro le difficoltà di questo avvio di stagione, simili a quelle dell’anno precedente, chiamano in causa inevitabilmente la dirigenza e il mercato, con il ds Paratici come figura chiave nelle scelte estive.
Le sfide di un progetto ancora da definire
Domenica scorsa, Paratici ha ribadito il percorso delineato mesi fa, una nuova direzione da intraprendere con idee e figure rinnovate. Insediatosi lo scorso febbraio, il dirigente ha riorganizzato diversi settori del club viola, ma soprattutto ha rivoluzionato la rosa. Degli 5 arrivi del gennaio precedente, solo uno, Brescianini, ha continuato la sua esperienza in viola. In estate, la trasformazione è stata ancora più profonda, con l’inserimento di 13 volti nuovi. A questo quadro di completo rinnovamento si aggiunge il doppio cambio in panchina, con la transizione Vanoli–Grosso che si è conclusa con il ritorno del tecnico artefice della salvezza passata. È quindi necessario concedere tempo a un progetto così recente, ma è altrettanto opportuno chiedersi se le fondamenta poste siano, ad oggi, sufficienti a invertire l’inerzia negativa della scorsa stagione e ad allontanare la Fiorentina da una lotta per la salvezza che non può diventare la norma.
L’attesa per i cambiamenti significativi
Sotto questo aspetto, al di là di un rapporto con l’ambiente gestito dal club a corrente alternata, alcune situazioni evidenziano un’organizzazione ancora incerta, specialmente nella gestione di profili di rilievo giunti in estate, come nei casi di Atta e Oulai. Il giocatore francese, considerato un potenziale gioiello del mercato, si è fermato per un sovraccarico dopo che l’obiettivo durante le tre settimane di sosta era portarlo al massimo della condizione. Lo stesso vale per il minutaggio di Gonçalves, non ancora completo. L’ivoriano, invece, è diventato un vero e proprio caso, distante dal gruppo dei titolari e reduce da 180 minuti consecutivi in panchina senza alcuna opportunità di scendere in campo.
Le decisioni tecniche e il mercato estivo
Proprio le scelte, oggi di Vanoli ma in precedenza di Grosso, sembrano smentire il mercato condotto da Paratici, più di qualsiasi critica. Dei 13 innesti, costati svariate decine di milioni, praticamente il solo Jimenez sta offrendo prestazioni continue. Nella peggior difesa del campionato, Viery fatica sia come terzino sinistro che come centrale, come accaduto a San Siro. Per quanto riguarda i terzini, l’assenza di alternative ha aumentato le responsabilità su Valdepenas, mentre di Joao Mario si sono perse le tracce, al pari di un Dragusin altalenante. Il centrocampo, ancora domenica contro l’Inter, era lo stesso dell’anno precedente. Sulla trequarti, Mastantuono viene costantemente sostituito, mentre né Njie né Gnonto si sono imposti con assist o reti, più o meno in linea con quanto sta accadendo a Beto e Pellegrino, che Vanoli cerca di alternare. In sintesi, sia che Grosso avesse difficoltà nell’allenare, sia che Vanoli sia ora alle prese con una ripartenza complessa, è anche su come e quanto gli allenatori stanno valorizzando il mercato estivo che Paratici dovrà riflettere. Questo per capire come correggere il tiro, magari già nella finestra di gennaio