Il bilancio iniziale della stagione non ammette appelli: sette reti incassate, nessuna realizzata e zero punti in classifica. Al di là delle cifre, ciò che genera maggiore preoccupazione per l’avvio di campionato della Fiorentina sembra essere la mancanza di un’identità chiara. Un’identità, anche se parziale o relativa, che almeno si riuscisse a intravedere. Al momento, invece, rimangono solo interrogativi. La rosa è stata profondamente modificata, con numerose operazioni in entrata e uscita previste a fine mercato. Tuttavia, quanto mostrato sul campo, come evidenziato da Grosso, sono soprattutto fragilità e scarsa consistenza. Il cambio di undici giocatori rispetto alla partita dell’Olimpico non ha prodotto i risultati sperati. L’allenatore ha modificato la formazione titolare, inserendo sette nuovi acquisti e schierando cinque giocatori nati dal 2004. Sebbene il tecnico abbia il compito di trovare presto delle risposte, la rosa appare ancora incompleta. Un esempio lampante è la situazione offensiva: con Gudmundsson, Mastantuono e Pellegrino in campo dall’inizio, e senza Kean e con esterni mancanti, la Fiorentina non disponeva di alternative offensive valide dalla panchina, se non il giovane Mazzeo della Primavera. Questo aspetto ha indubbiamente pesato nella ripresa. Per tentare di recuperare dallo 0-2, le uniche opzioni sono state l’ingresso di Fagioli e l’avanzamento di Atta sulla trequarti. Anche la prestazione difensiva, in particolare quella di Dragusin, uno dei principali acquisti estivi, è stata problematica. Le responsabilità si distribuiscono su più fronti, poiché le risposte, ad oggi, tardano ad arrivare sia dal campo che dal mercato. Come nella celebre storia di Balto, questa Fiorentina sembra conoscere solo ciò che non è: non è ancora la squadra di Grosso, non è quella immaginata (ma non completata) da Paratici, non si è ancora liberata del passato e non ha ancora aperto le porte al futuro.
Numeri contrastanti
I dati della sfida contro il Frosinone evidenziano una marcata discrepanza tra il volume di gioco, le statistiche e l’esito finale. La squadra viola ha dominato per Expected Goals (1,89 contro 1,08), con 25 tiri totali (14 in area) a fronte dei 12 avversari. Questo dato rivela due criticità: la Fiorentina manca di precisione in attacco (solo 4 tiri in porta su 25) e subisce gol con eccessiva facilità. Tra errori e disattenzioni, i viola hanno incassato 7 gol su 14 tiri in porta, il 50% delle conclusioni nello specchio avversarie si è trasformato in rete. I gol segnati rimangono a zero, nonostante otto tiri nello specchio (e due pali) in 180 minuti. Contro il Frosinone, la Fiorentina ha prevalso anche per tocchi nell’area avversaria (48-24) e ingressi nella trequarti (55-36). Tutti questi numeri sono rimasti inutili di fronte a uno squilibrio tattico che ha visto i viola spesso vulnerabili in contropiede o troppo lunghi sul terreno di gioco. All’orizzonte, dunque, non c’è solo l’urgenza di invertire la rotta, ma la necessità di una sintesi tra le ambizioni estive e la dura realtà del campo. Il calcio, inesorabile, non concede sconti né a Grosso, né a Paratici, e men che meno alla Fiorentina