Sono trascorsi poco meno di tre mesi, il tempo del breve incarico di Fabio Grosso sulla panchina della Fiorentina, prima che le pressioni del pubblico portassero al suo esonero. Lo stadio Franchi, sempre più deluso, ha visto una Fiorentina che da un anno a questa parte trasforma la propria casa in un terreno di gioco favorevole agli avversari.
Una Fiorentina senza identità
Le responsabilità di Grosso sono molteplici e innegabili. Durante la sua gestione, la Fiorentina non solo non ha mostrato un buon gioco, ma è sembrata priva di una vera identità calcistica, tanto da far rimpiangere, in termini di prestazioni, persino la squadra guidata da Beppe Iachini e avvicinarsi all’ultima, deludente versione della Viola sotto Stefano Pioli.
Le responsabilità condivise
Con l’uscita di scena di Grosso e l’arrivo di Vanoli, al di là delle perplessità sulla visione progettuale di Paratici in questa scelta, è giunto il momento di chiamare in causa anche gli altri protagonisti di questo avvio di stagione sottotono: i giocatori.
Il momento della verità
La situazione è chiara: con l’allenatore, artefice della confusione tattica che ha caratterizzato la Fiorentina (qualcuno ha intravisto uno schema offensivo nelle prime tre giornate?), non più al timone, gli alibi per tutti sono esauriti, in primis per la squadra. Pubblicare foto celebrative sui social in occasione del Centenario e dichiarare attaccamento alla maglia viola sono gesti apprezzabili, ma ora si attende una dimostrazione concreta sul campo, dove le parole, da questo momento in poi, avranno ancora meno peso.