Il ritorno di Paolo Vanoli a Firenze assume un significato che trascende il semplice incarico tecnico. Per il nuovo allenatore della Fiorentina, che guiderà la squadra dal novembre 2025 al maggio 2026, questa esperienza rappresenta anche un’opportunità di riscatto personale. L’ex tecnico del Torino si ritrova sulla panchina viola dopo un breve periodo e in circostanze particolari, segnate dal fallimento della gestione precedente.
Le dichiarazioni da Torino
Il 17 maggio scorso, in conferenza stampa dopo la vittoria esterna per 2-0 contro la Juventus, Vanoli aveva espresso il suo pensiero: “Sarebbe una delusione se io fossi confermato in base a una vittoria contro la Juventus, perché vorrebbe dire non valutare tutto il resto che ho fatto. Io non devo restare per riconoscenza ma per portare la Fiorentina in alto. Poi non sono io a decidere, la società mi è sempre stata vicino e quando mi hanno chiamato due settimane fa per l’organizzazione ho dato le mie idee. Non abbiamo ancora parlato di nient’altro. C’è un dirigente di alto livello come Paratici che può capire se dare a me in mano il futuro di questo club. L’importante è essere più positivi e riportare la Fiorentina in alto“.
Un nuovo inizio con maggiore forza
Quelle parole sottolineavano l’importanza del lavoro svolto per raggiungere l’obiettivo salvezza, considerato prioritario rispetto alla qualità del gioco espresso. Vanoli teneva a precisare che la sua permanenza non doveva basarsi sulla gratitudine, ma su una valutazione oggettiva del suo operato. Il tempo e il campo hanno poi evidenziato come la scelta di Paratici di non confermare Vanoli, preferendogli Fabio Grosso, si sia rivelata errata, portando all’esonero di quest’ultimo dopo sole tre giornate. Il ritorno di Vanoli a Firenze rappresenta quindi non solo una rivincita nei confronti di chi non ha rinnovato il suo contratto, ma anche un’opportunità per presentarsi allo spogliatoio e all’ambiente con una rinnovata autorevolezza.