Prima ancora di definire il modulo tattico, Paolo Vanoli ha ridato una chiara identità alla Fiorentina. Questo rappresenta forse il mutamento più significativo apportato dal tecnico in un lasso di tempo ristretto. La squadra viola osservata a Venezia è apparsa finalmente coesa: compatta, intensa e in grado di muoversi come un blocco unico, dimostrando soprattutto una profonda consapevolezza dei propri compiti. Il progetto di Vanoli prende le mosse proprio da qui, dalla costruzione di un’identità collettiva e caratteriale, in cui ogni singolo atleta possa sentirsi parte integrante. I fondamenti sono chiari e si basano sulla disponibilità reciproca nel supportarsi a vicenda.
Il paradosso del possesso palla
Tuttavia, un’identità definita non implica rigidità. Al contrario, Vanoli desidera una Fiorentina riconoscibile nei suoi principi di gioco, ma al contempo flessibile nel modificare la propria strategia in base all’avversario. L’incontro di Venezia ne ha fornito la prima concreta dimostrazione. Il dato del 37,4% di possesso palla potrebbe suggerire una partita dominata dalla sofferenza, ma è accaduto esattamente il contrario. La squadra viola ha scelto deliberatamente di cedere il controllo del pallone ai padroni di casa per sfruttare gli spazi e verticalizzare il gioco con rapidità. Il risultato è evidente nei numeri: 19 tiri totali, 10 nello specchio della porta, 3,31 xG e ben 4,54 xG on target. Una produzione offensiva notevole, ottenuta senza la necessità di gestire il gioco attraverso il possesso prolungato.
La Fiorentina del futuro
Questa è verosimilmente la Fiorentina che Vanoli intende plasmare: un collettivo dotato di una forte identità, ma privo di dogmi rigidi. Una squadra capace di aggredire quando necessario, di attendere quando più opportuno e, soprattutto, di interpretare le dinamiche della partita. Il modulo 4-2-3-1 schierato in laguna rappresenta una prima indicazione, non necessariamente una scelta definitiva. Il vero obiettivo del tecnico sembra trascendere i numeri sulla lavagna tattica: creare una Fiorentina elastica, intensa e proiettata in avanti, in cui sia il piano di gioco studiato a determinare le modalità per raggiungere la vittoria. Venezia è stato solo il primo banco di prova, ma la direzione sembra già chiara dopo pochi giorni di lavoro.