Fin dall’inizio del calciomercato, si percepiva che la Fiorentina fosse stata costruita con l’intento di un gioco proiettato all’attacco e alla ricerca della porta avversaria. Questa impressione derivava dalle qualità tecniche integrate nella rosa e dall’arrivo di calciatori di talento nel reparto offensivo. Tuttavia, questa visione non sembrava coincidere con l’approccio dell’allenatore inizialmente scelto da Paratici. Sotto la guida di Grosso, la Fiorentina appariva priva di un’identità incisiva, lontana dall’idea di aggredire il gioco e dominare la metà campo offensiva.
Un Vanoli rinnovato e ambizioso
Il Vanoli che ha ripreso in mano la squadra al Viola Park mostra un volto notevolmente e piacevolmente mutato rispetto alla stagione precedente. Allora, il tecnico si trovava a lottare per la salvezza, con una rosa che, pur non essendo da retrocessione, si trovava in una situazione critica. Già nella partita d’esordio a Venezia, si sono notati i suoi primi dettami tattici: un Atta impiegato in posizione più avanzata e un Fagioli rigenerato. Inoltre, Viery è stato schierato come terzino bloccato. Tra le altre modifiche, l’ingresso di Gnonto al posto di Atta ha sancito l’adozione del modulo 4-2-3-1. Questo schema è stato poi riproposto in Coppa Italia e, in alcuni frangenti, anche nella recente partita contro il Napoli, in un momento cruciale del match. Lo stesso allenatore aveva già ammesso, prima del suo ritorno a Firenze, di avere a disposizione un notevole potenziale offensivo. La sua trasformazione, in parallelo a quella della squadra, rispecchia quanto lui stesso ha dichiarato pubblicamente. Il prossimo passo sarà poter schierare contemporaneamente i tre giocatori offensivi sulla trequarti, affiancati dai due elementi più qualitativi davanti alla difesa. Le premesse per raggiungere questo obiettivo, Vanoli le ha già lasciate intravedere.