La presentazione ufficiale della candidatura di Firenze, con la trasmissione della documentazione richiesta alla FIGC avvenuta il 31 luglio da parte dell’amministrazione comunale, assicura che verranno reperiti i fondi necessari per ultimare la ristrutturazione dello Stadio Artemio Franchi. Le opzioni a disposizione sono due: il supporto economico da parte della Fiorentina oppure l’individuazione di risorse da parte di Palazzo Vecchio.
Nel primo scenario, il 13 luglio la società viola ha presentato al Comune una proposta per l’affidamento in concessione esclusiva, con condizioni di equilibrio economico-finanziario, dei lavori di completamento della riqualificazione dello stadio e della sua successiva gestione. Il giorno seguente, il 14 luglio, si è tenuta la prima seduta della Conferenza dei servizi preliminare, deputata all’esame della proposta avanzata dal club gigliato.
Il processo prevede che, dopo la valutazione degli elementi presentati, venga dichiarato o meno il “pubblico interesse” dell’iniziativa. Successivamente, sulla base delle indicazioni emerse dalla Conferenza preliminare (le cosiddette prescrizioni), la Fiorentina dovrà elaborare il progetto definitivo, accompagnato da una bozza di convenzione con l’Amministrazione comunale e un piano economico-finanziario. La Conferenza dei servizi decisoria avrà poi 60 giorni per approvare la proposta, che sarà quindi messa a gara. Al bando potranno partecipare anche altri soggetti oltre alla Fiorentina; in caso di offerte concorrenti, la commissione giudicatrice selezionerà la proposta più vantaggiosa per il Comune. Sebbene sia improbabile la partecipazione di soggetti diversi dal club viola, qualora ciò accadesse con un’offerta migliore, il diritto di prelazione non sarebbe valido, in linea con la sentenza di febbraio della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha stabilito come la prelazione possa scoraggiare la partecipazione di altri operatori economici.
Nonostante il massimo riserbo sui dettagli della documentazione presentata dalla ACF il 13 luglio, è chiaro che il “do ut des” riguardi la contropartita per la Fiorentina, che investirà 55 milioni di euro nel secondo lotto di lavori. L’investimento verrebbe recuperato attraverso una lunga concessione dello Stadio Franchi a un canone annuale che terrà conto della spesa sostenuta. Tuttavia, il prezzo e la durata della concessione rimangono sconosciuti; in fase di gara, un eventuale concorrente potrebbe facilmente aggiudicarsela con un’offerta leggermente superiore.
Nel secondo caso, qualora la proposta della ACF venisse respinta o non si raggiungesse un accordo, il Comune procederebbe al completamento dei lavori con fondi propri. Questa eventualità è stata formalizzata in una delibera del 15 giugno, che prevede, in assenza di fondi privati, di perseguire il completamento dell’intervento secondo criteri di celerità, certezza giuridica e adeguata utilizzazione del patrimonio progettuale esistente, pur continuando le verifiche per l’eventuale reperimento di ulteriori risorse pubbliche per coprire il fabbisogno finanziario residuo dell’intervento, incluse le opere complementari.
Il primo lotto dei lavori, iniziato due anni fa, dovrebbe concludersi entro il 30 aprile 2027. Successivamente, dopo collaudi e nulla osta, la nuova Fiesole, metà Maratona e la Tribuna laterale dovrebbero essere fruibili per l’inizio della stagione sportiva 2027-28. Entro tale data, dovrà essere definito il secondo e ultimo lotto di interventi di ammodernamento. Il tempo per attuare la soluzione A (supporto ACF) o la B (risorse pubbliche aggiuntive) non manca. Ciò che appare carente, pur nel rispetto della segretezza necessaria, è la chiarezza da parte del Comune di Firenze. L’operato di Palazzo Vecchio, seppur rigorosamente conforme alle norme, dovrebbe essere spiegato meglio ai cittadini riguardo ai metodi alternativi al finanziamento della Fiorentina per coprire il fabbisogno residuo. Il motto della sindaca Funaro è però “parliamo a cose fatte”, rendendo necessaria l’attesa.