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Gonçalves: “Mi sento centrocampista, punto al top dopo la sosta”

Reduce dal suo primo gol con la maglia della Fiorentina contro il Pisa, l’attaccante esterno Pedro Gonçalves ha rilasciato dichiarazioni durante la conferenza stampa di presentazione. “Desidero innanzitutto esprimere la mia gratitudine al presidente Commisso, a sua madre Catherine e a tutto lo staff del club che mi ha voluto qui”, ha affermato.
Gonçalves: "Mi sento centrocampista, punto al top dopo la sosta" Gonçalves: "Mi sento centrocampista, punto al top dopo la sosta"

Reduce dal suo primo gol con la maglia della Fiorentina contro il Pisa, l’attaccante esterno Pedro Gonçalves ha rilasciato dichiarazioni durante la conferenza stampa di presentazione. “Desidero innanzitutto esprimere la mia gratitudine al presidente Commisso, a sua madre Catherine e a tutto lo staff del club che mi ha voluto qui”, ha affermato.

Sul suo stato fisico, Gonçalves ha aggiunto: “Mi sento bene, anche se non posso quantificare con una percentuale precisa. Sto recuperando gradualmente la condizione ottimale e il mio obiettivo è raggiungere il massimo dopo la pausa”.

Gonçalves ha poi parlato del suo ruolo in campo: “Ho avuto diversi colloqui con Vanoli, il suo modulo preferito è il 4-3-3. Le mie caratteristiche sono differenti da quelle di Gnonto e Njie; mi vedo maggiormente in un ruolo da trequartista, al centro del gioco o comunque tra le linee”. Ha poi espresso riconoscenza verso lo Sporting Lisbona: “Sono grato allo Sporting Lisbona, faccio parte della loro storia e non dimenticherò mai quell’esperienza. Possiedo una mentalità vincente e cerco obiettivi concreti. Ritengo che il progetto della Fiorentina sia valido. Non siamo pronti per vincere immediatamente, ma credo che nei prossimi quattro anni potremo disputare ottimi campionati. Mi impegnerò al massimo per lasciare un segno in questo club”.

Riguardo al suo soprannome, Gonçalves ha spiegato: “Da bambino ero un po’ robusto e un mio parente iniziò a chiamarmi ‘potinho’. Crescendo, il soprannome non mi si addiceva più, così iniziarono a chiamarmi semplicemente ‘pote’. Tuttavia, non sento più questo appellativo come mio e preferisco essere chiamato con il mio nome”.

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