La Fiorentina si prepara ad affrontare un impegno non semplice allo stadio Penzo. La trasferta in laguna si presenta come una sfida ardua, anche considerando la storica difficoltà dei viola su questo campo, un trend che persisteva anche in epoche in cui la squadra gigliata mostrava una forma migliore. Questa partita assume un’importanza cruciale per le dinamiche createsi a Firenze nelle ultime settimane. Segnerà il secondo esordio di Vanoli sulla panchina viola e la sua terza esperienza complessiva con il club. Da giocatore, nel 2001, un suo gol fu determinante per la conquista della Coppa Italia, l’ultimo trofeo finito nella bacheca viola. Sono trascorsi venticinque anni senza vittorie, un periodo senza precedenti nei cento anni di storia della società.
Le priorità di Vanoli per la squadra
Vanoli ha ereditato da Grosso una situazione complessa, caratterizzata da numerosi problemi ma anche da alcune opportunità. Nonostante l’errore di Paratici nel puntare sull’ex campione del Mondo, si ritiene che il direttore sportivo abbia portato a Firenze giocatori con potenziale interessante, sebbene ancora inespressi. Questa qualità latente rappresenta al contempo un punto di forza e un limite. Nelle recenti tre sconfitte in campionato, la Fiorentina ha mostrato una preoccupante arrendevolezza, una totale assenza di spirito e una carenza di carattere.
L’intervento di Vanoli dovrà concentrarsi immediatamente su questo aspetto, prima di ogni altra cosa. L’allenatore è chiamato a infondere una grande dose di aggressività alla squadra. La Fiorentina non attua un pressing efficace, non aggredisce gli avversari e subisce passivamente il gioco, specialmente a centrocampo. In quel settore manca una figura con la tempra di un Iachini, per non scomodare paragoni con giganti come Dunga. Basta osservare un giocatore come Koné della Roma per comprendere la lacuna attuale della Fiorentina. In attesa che il mercato di gennaio possa eventualmente colmare questa carenza strutturale, Vanoli ha il compito di trasformare i suoi giocatori in elementi più combattivi.
Basta critiche al DS
È unanime il consenso sul fatto che il direttore sportivo abbia commesso un grave errore con la scelta di Grosso. Paratici stesso ne è consapevole ed è amareggiato dal tradimento calcistico del suo “pupillo”. Dunque, la responsabilità è di Paratici, ma è opportuno fermarsi qui. In primo luogo, perché Paratici ha anche compiuto scelte positive: ha fornito un aiuto fondamentale a Vanoli da febbraio a maggio per la salvezza e ha condotto un mercato incentrato su giovani promettenti. Tuttavia, da giorni si assiste a un “tiro al piccione” nei suoi confronti. Questa tendenza è comprensibile in alcune regioni d’Italia, dove forse si saldano vecchi rancori, ma molto meno a Firenze. Distruggere la figura di Paratici, che nell’era Commisso è di gran lunga il dirigente con le maggiori competenze calcistiche, non porta alcun beneficio. Tornare indietro, considerando i disastri della scorsa stagione e non solo, non è utile a nessuno. È fondamentale ricordare che nel calcio vince chi commette meno errori.