Dark Mode Light Mode

Castrovilli: “Pensai di smettere, mio figlio mi ha ridato forza. Firenze casa mia”

Gaetano Castrovilli, ex giocatore della Fiorentina ora svincolato, si è raccontato in un’intervista. Ha rivelato di aver pensato di smettere a causa degli infortuni, ma la nascita del figlio Brando gli ha dato la forza di ripartire. Sottolinea il suo legame con Firenze e il desiderio di tornare a giocare.
Castrovilli: "Pensai di smettere, mio figlio mi ha ridato forza. Firenze casa mia" Castrovilli: "Pensai di smettere, mio figlio mi ha ridato forza. Firenze casa mia"

Esistono attese che assomigliano a una sfida di resistenza, specialmente quando la professione si intreccia con la passione di una vita e il terreno di gioco diventa un luogo agognato. Gaetano Castrovilli, con quasi 150 apparizioni all’attivo con la Fiorentina ma attualmente svincolato, percepisce il peso di questi momenti. Tuttavia, ha ritrovato negli occhi del figlio Brando un motivo per non cedere. In un’intervista a FirenzeViola, si è aperto con la sensibilità di chi porta cicatrici: gli infortuni, la tentazione di abbandonare, il desiderio di sentirsi ancora un giocatore importante. Firenze, la città che gli ha donato una famiglia e un amore mai sopito per la maglia viola, rimane sullo sfondo delle sue speranze.

Gaetano, sia sincero: Firenze rappresenta ancora la sua dimora?
“Sì, assolutamente. Desidero vivere qui con la mia famiglia una volta terminata la carriera, spero il più tardi possibile: sento di avere ancora diversi anni di attività davanti a me”.

Prima di addentrarci nel calcio, una domanda personale: quanto ha inciso la nascita di Brando nella sua vita?
“Enormemente e in positivo. Per me e mia moglie Rachele. Finché non si diventa genitori, si possono solo immaginare certe sensazioni, ma averlo di fronte è un’altra dimensione. Mi ha supportato molto anche nel percorso calcistico: dopo gli infortuni ho considerato più volte di interrompere, perché subire un infortunio dopo l’altro ha ripercussioni mentali. Lui mi ha trasmesso una forza incredibile. Ho tatuato la sua manina sopra il ginocchio”.

Ora parliamo di calcio e ci chiarisca: come può un campione d’Europa, con quasi 250 presenze tra i professionisti, ritrovarsi senza una squadra?
“A Cesena sono rimasto fermo per due mesi a causa di un problema muscolare, poi sono rientrato nelle ultime quattro o cinque partite. Durante l’estate mi sono state fatte promesse che non sono state mantenute: ho commesso una scelta errata, ma può succedere. Ora ho una nuova agenzia, la BS Group, e sono fiducioso di trovare presto una sistemazione. Molti compagni ed ex direttori mi hanno contattato, chiedendomi come fosse possibile che fossi ancora fermo. Il loro affetto mi infonde energia: ho 29 anni e credo di avere ancora molto da offrire”.

Da dove scaturisce questa determinazione a ripartire?
“Anche da ciò che gli infortuni mi hanno impedito di realizzare, dal livello che avrei potuto raggiungere. Tuttavia, non voglio più soffermarmi sul passato. Devo smettere di pensare di essere il Castrovilli di un tempo: quello era giovane e spensierato, oggi sono più maturo. Devo recuperare la leggerezza che gli infortuni e le difficoltà psicologiche mi hanno sottratto. Ora sono una scommessa per tutti e spetta a me definire il mio futuro”.

Può descriverci il momento in cui è stato veramente vicino a gettare la spugna?
“L’ultima volta a Cesena. Il ginocchio, il mio problema principale, stava bene da un anno e mezzo, poi è sopraggiunto quell’infortunio muscolare. Mi sono detto: basta, non ce la faccio più. So che nella vita esistono difficoltà maggiori, ma per me il calcio è la mia vita e l’idea di non poter stare su un rettangolo verde con un pallone mi fa soffrire. Poi guardo la mia famiglia, mio figlio che quando vediamo una partita mi dice: ‘Babbo, stadio!’. È un colpo al cuore, ma mi dà una forza immensa. Ripartirò per me stesso e anche per quel piccolo”.

Ripensa mai a quell’infortunio occorso contro il Venezia al Franchi nell’aprile 2022?
“Spesso, ma mi provoca dolore e cerco di concentrarmi sul presente. Mi accade soprattutto quando osservo la Fiorentina, che continuo a seguire con attenzione. La società e i tifosi mi hanno dato tantissimo, sono rimasti impressi nel mio cuore. Spero di aver lasciato un segno: quando le persone mi fermano e mi dicono che li ho fatti divertire, sono felice. Vorrei tornare a far divertire e a divertirmi, ritrovando la spensieratezza che provavo con la maglia viola”.

Anche Francesco Flachi di recente le ha espresso incoraggiamento.
“Incontrarlo in centro è stato un grande piacere. Mi ha manifestato la sua profonda stima, si è dispiaciuto per i miei infortuni, ma mi ha assicurato che posso sempre ripartire”.

Cosa rappresenta Firenze nella sua carriera e nella sua esistenza?
“Un legame così profondo che ancora fatico a esprimerlo a parole. Qui ho conosciuto mia moglie, è nato mio figlio e ho incontrato persone di valore inestimabile, incluso il mio più caro amico. La Fiorentina ha contribuito alla mia crescita sia come calciatore che come uomo. Non avrei mai voluto lasciare: alcune circostanze mi hanno portato ad allontanarmi da Firenze, ma non è stata una questione economica, contrariamente a quanto alcuni hanno insinuato. Per me, la passione viene prima di tutto. Avrei voluto restare qui per sempre”.

Un ritorno in viola rimane un suo desiderio?
“Mi piacerebbe poter salutare nuovamente questi tifosi nel modo giusto. In città molti mi dicono: ‘Dai, torna!’, e io rispondo sempre: ‘Magari!’. Firenze è Firenze e nella vita non si sa mai. Tuttavia, devo confrontarmi con la realtà: al momento sono una scommessa e devo riconquistare l’attenzione su Castrovilli. Appena si presenterà un’opportunità, impiegherò tutte le mie energie, con il sostegno della mia famiglia e degli amici”.

Come valuta questa Fiorentina? Nel centrocampo attuale, così ricco di talento, lei si sarebbe inserito perfettamente…
“Ammiro molto Fagioli: apprezzo i giocatori che hanno visione di gioco e tengono la testa alta. Anche Atta possiede grande qualità, nonostante un inizio non brillante, e Mastantuono vanta qualità immense. Quando si apportano molti cambiamenti, è necessario del tempo, ma nelle ultime uscite si è già intravista una ripresa. Mi auguro che la Fiorentina ritorni dove merita, sia per la società che investe risorse significative sia per i tifosi. Di loro conservo un ricordo splendido: penso alla partita contro la Juventus a Firenze, quando l’intero stadio si alzò in piedi per me”.

Come si sta preparando per la prossima opportunità? E soprattutto, cosa si aspetta di trovare?
“Mi alleno quotidianamente, eccetto la domenica, alternando campo e palestra. Quattro mesi fa ho intrapreso un percorso con un preparatore in Spagna che mi ha aiutato a recuperare una buona condizione fisica: da tempo non vedevo le mie gambe così toniche e definite. Recentemente ho iniziato anche ad allenarmi sul campo con il Figline, che ringrazio per la loro disponibilità. Voglio essere pronto quando si presenterà un’occasione”.

Cosa ricerca nella sua prossima avventura professionale?
“Non mi precludo alcuna opzione: Italia o estero, Serie B o A. Ho soprattutto bisogno di qualcuno che riponga ancora fiducia in me e mi offra la possibilità di dimostrare il mio valore. Ho attraversato un periodo di grande sofferenza mentale, ma ora mi sento molto bene. Il resto dipenderà da me”.

Quanto le manca sentire uno stadio intero che scandisce il suo nome?
“Moltissimo, tantissimo, tantissimo. Ti regala emozioni indescrivibili. Pensarci fa male, ma non vedo l’ora di sentire di nuovo il mio nome e tornare a gioire”.

Cosa vorrebbe trasmettere a suo figlio Brando durante la sua crescita?
“L’importanza di non arrendersi, di avere determinazione e di affrontare le sfide con leggerezza. Vorrei che crescesse circondato dal nostro amore e con valori come umiltà e sincerità. Soprattutto, desidero che conservi la spensieratezza che avevamo quando giocavamo per strada, con alberi o cestini a delimitare il campo. Un bambino deve divertirsi, senza ricevere continue istruzioni su cosa fare. In alcune scuole calcio vedo già la tattica prevalere su tutto: per me, la gioia e la fantasia dovrebbero venire prima”.

Questo è il calcio che sente più suo?
“Sì. Se devo indicare un esempio, penso ai calciatori spagnoli: li osservi e ti diverti, perché si divertono anche loro e non temono di tentare una giocata. Sbagliano, richiedono nuovamente il pallone e ci riprovano. Questo è ciò che vorrei venisse mostrato ai bambini”.

Le auguriamo di rivederla presto in campo, magari un giorno ancora con la maglia viola.
“Magari, lo spero anch’io. Desidero salutare tutti i tifosi viola e augurare loro un grande in bocca al lupo”.

Commenta l'articolo Commenta l'articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News precedente
Brasile: legge per lo sviluppo del calcio femminile

Brasile: legge per lo sviluppo del calcio femminile

News successiva
Fiorentina: da Grosso a Vanoli, le differenze

Fiorentina: da Grosso a Vanoli, le differenze