Nonostante le dichiarazioni di Norberto Beto, che afferma di aver superato la sua precedente versione, emerge un paradosso: la Fiorentina lo ha ingaggiato proprio per rivivere le prestazioni che lo resero celebre ai tempi dell’Udinese. L’attaccante, ventotto anni, finora ha mostrato un rendimento inferiore alle attese nelle sue cinque apparizioni con la maglia viola.
La scelta inaspettata
La sua inclusione tra i titolari nella partita contro il Genoa ha sorpreso molti, considerando che Mateo Pellegrino aveva finora offerto maggiori garanzie, nonostante i suoi tre gol. La decisione di Paolo Vanoli mirava a rilanciare il giocatore guineano, anticipando una gara difficile a Marassi e puntando sulle ripartenze. Tuttavia, l’impatto di Beto è stato deludente: da ‘ruspa’ si è trasformato in un giocatore in difficoltà sia nel gioco spalle alla porta sia negli spazi aperti. Le sue cinque presenze sono state caratterizzate da giocate spettacolari ma inefficaci, come le cinque rovesciate tentate, e statistiche magre: sei tiri totali, di cui solo uno in porta, un assist e scarsa incisività offensiva.
Le necessità del club
L’idea iniziale di Fabio Paratici prevedeva un’agguerrita competizione tra i centravanti, con Beto, ex Everton, leggermente favorito per l’esperienza. La realtà, però, ha presentato un giocatore diverso. La scomparsa del Beto visto all’Udinese rappresenta un problema significativo. Dal Viola Park trapela ottimismo, con la speranza che si tratti solo di una questione di condizione fisica e allenamento. Tuttavia, il tempo stringe e l’attaccante rischia di perdere quella scintilla che lo rendeva speciale, trasformandosi in un giocatore ‘normale’. I prossimi giorni saranno cruciali per determinare se il Beto attuale potrà ritrovare il suo antico splendore.