Quaranta operazioni, tra cui tredici acquisti e ventisette cessioni, hanno segnato l’ultima sessione di mercato della Fiorentina, evidenziando l’ennesima profonda ristrutturazione della rosa. Questo elevato turnover posiziona i viola al sedicesimo posto nella Serie A per quanto riguarda la permanenza media dei calciatori nel medesimo club, con un dato di soli 434 giorni. Per confronto, Inter, Napoli e Juventus registrano medie significativamente più alte, rispettivamente 1.206, 1.042 e 994 giorni.
Questa media, che si traduce in poco più di quattordici mesi, riflette una delle criticità persistenti che affliggono la Fiorentina sotto la gestione Commisso: la carenza di continuità tecnica. La costante compravendita di giocatori non favorisce lo sviluppo di una solida base di squadra. Ogni cambio radicale di interpreti obbliga il team a ripartire da zero, con la necessità di trovare nuovi equilibri e consolidare un’identità precisa.
Anche i punti di riferimento delle stagioni passate non sono più presenti. Nikola Milenkovic, con 209 presenze nell’era Commisso, insieme a Cristiano Biraghi e Rolando Mandragora, entrambi fermi a 191 partite, hanno lasciato il club. Tra i giocatori attualmente in organico, Niccolò Ranieri spicca per aver raggiunto 165 presenze in Serie A con la maglia gigliata.
La discontinuità si estende anche alla guida tecnica: otto allenatori si sono succeduti in altrettante stagioni. Questo numero sale a dieci se si considerano la breve parentesi di Gennaro Gattuso e la gestione di Daniele Galloppa in Conference League.
Sul fronte del mercato, solo nella seconda stagione di Vincenzo Italiano si è registrato un movimento più contenuto, con cinque acquisti e sette cessioni tra l’estate e il mercato invernale. Le altre stagioni hanno visto numeri ben differenti: 37 operazioni nel 2023-24, 36 con Raffaele Palladino (sebbene non ancora ufficializzato per la prossima stagione, il dato si riferisce al suo periodo), 32 nella stagione precedente e 35 durante il primo anno della proprietà americana.