Nonostante alcune giustificazioni come i numerosi cambiamenti, la complessità dell’avversario, il mercato ancora attivo e il poco tempo per integrare i nuovi arrivi, la prestazione offerta ieri sera è stata quasi imbarazzante. Sotto gli occhi della famiglia Commisso e dell’attento Fabio Paratici, la Fiorentina guidata da Fabio Grosso ha disputato una partita priva di identità, senza mostrare alcuno stile di gioco o schema tattico.
Le scelte iniziali
Le critiche si concentrano inevitabilmente su Fabio Grosso, a partire da decisioni di formazione inusuali. Tra queste, la scelta di escludere Jimenez a favore di Dodô, considerato un esubero; la conferma del centrocampo della stagione precedente con Oulai in panchina; e l’impiego di Joao Mario a sinistra, con il suo piede preferito invertito.
La manovra tattica
Affrontare la Roma di Gasperini non era un esordio semplice per un nuovo ciclo. Tuttavia, al di là delle scelte di formazione potenzialmente influenzate dal mercato, ciò che desta preoccupazione è l’evidente assenza di gioco espresso dalla squadra. Il baricentro basso e le ripartenze in contropiede nei primi 45 minuti non hanno portato a risultati concreti, consentendo ai capitolini di dominare nella metà campo viola. Nella ripresa, con un leggero aumento del pressing da parte dei toscani, la difesa della Roma è stata comunque perforata ripetutamente.
Entusiasmo ridimensionato
Il campionato è ancora lungo e Grosso avrà modo di correggere una partenza decisamente in salita. Un avvio di stagione così, a ridosso del centenario del club, rappresenta una forte delusione per i tifosi viola, che ambiscono a una posizione di vertice dopo le difficoltà dell’annata precedente. L’inizio non è stato incoraggiante.