Mateo Pellegrino si sta rivelando una delle rivelazioni più interessanti della nuova Fiorentina guidata da Vanoli. L’attaccante argentino, con i suoi 192 centimetri di altezza, è arrivato per raccogliere l’eredità di Moise Kean e ha già trovato la via del gol nelle ultime tre partite disputate contro Torino, Venezia e Pisa. Un inizio di stagione che supera persino quello di Gabriel Batistuta, il quale nella sua prima annata in maglia viola mise a segno due reti nelle sue prime cinque presenze.
Nonostante la rete segnata contro il Pisa e la conseguente qualificazione agli ottavi di Coppa Italia, Pellegrino ha mantenuto un approccio umile, sottolineando l’importanza del lavoro quotidiano.
Cerco sempre di dare tutto in campo. Possiamo ancora migliorare, soprattutto nella gestione del pallone.
L’ascesa di Pellegrino e la profondità della rosa
Il prossimo impegno vedrà la Fiorentina affrontare il Napoli, una sfida che offrirà un’ulteriore opportunità per valutare la crescita del centravanti. Secondo quanto emerso, Pellegrino era da tempo sotto l’osservazione di Fabio Paratici, che lo aveva seguito già durante il suo periodo alla Juventus e successivamente al Parma. La società viola ha deciso di puntare su di lui con un investimento di 22,5 milioni di euro, a cui si aggiungono 2,5 milioni di bonus, offrendogli un contratto di cinque anni. Una fiducia che il ventiquattrenne, figlio dell’ex difensore Mauricio Pellegrino (passato anche da Barcellona, Valencia e Liverpool), ha finora ripagato sul campo.
Dopo i successi ottenuti contro Venezia e Pisa, l’allenatore Paolo Vanoli può contare su una Fiorentina con una rosa profonda, caratterizzata da giocatori in grado di ricoprire più ruoli e di adattare l’assetto tattico della squadra durante le partite. La forza dell’organico non si limita alle alternative disponibili, ma include anche una notevole varietà di soluzioni offensive. Contro il Pisa, gli spunti di Njie e il gol di Gonçalves hanno confermato il contributo significativo dei giocatori subentrati. Anche Jimenez, terzino con spiccate qualità offensive, e Gnonto, utilizzabile sia sulla fascia che in posizione più avanzata, offrono ulteriori opzioni tattiche.
L’impatto di Vanoli e le prospettive future
Il lavoro svolto da Vanoli ha inoltre contribuito a restituire fiducia a Pellegrino, che appare ora più sicuro nei movimenti e più incisivo nell’area di rigore. Al contrario, Beto deve ancora ritrovare la condizione fisica ottimale per diventare un punto di riferimento stabile. La capacità di alternare uomini, intensità e moduli può diventare una delle armi principali della Fiorentina. La concorrenza interna, come evidenziato da alcune analisi, funge anche da stimolo per tutti i componenti della squadra. Vanoli può così richiedere caratteristiche diverse a seconda dell’avversario, mantenendo sempre l’aggressività e la ricerca della profondità.
Pellegrino sembra aver interpretato al meglio queste direttive: attacca il primo palo, protegge il pallone con efficacia e partecipa maggiormente alla costruzione della manovra. Questi dettagli, uniti ai gol, stanno modificando la percezione del suo impatto sulla squadra. L’incontro con il Napoli rappresenterà un importante banco di prova per verificare questa evoluzione contro una formazione di alto livello.