“Il cambio è stato sorprendente, perché nel momento in cui un direttore sportivo sceglie un allenatore, magari andando anche un po’ controcorrente e ritenuto forse non prontissimo per una piazza come Firenze, ti aspetti che ci sia una convinzione molto forte alle spalle. Paratici lo aveva voluto fortemente, lo conosce da tanto tempo e aveva puntato su di lui. La cosa incredibile è che poi non gli è stata costruita la squadra che l’allenatore voleva e non gli sono stati presi i giocatori più adatti al tipo di calcio che ha sempre fatto. Non te lo aspetti da uno come Paratici, che ha una grandissima esperienza”.
Aiuto per Grosso
E poi: “Se prendi un allenatore come Grosso lo devi aiutare e proteggere, perché sai che in una piazza così non ci ha mai allenato. Gli devi costruire la squadra e metterlo nelle condizioni migliori per poter lavorare. Dobbiamo riconoscere a Paratici anche una certa umiltà. Riconoscere l’errore, tornare indietro e prendere l’allenatore che lui stesso aveva detto non essere quello che voleva per il progetto calcistico che stava nascendo, non è da tutti. Vanoli conosce molto bene l’ambiente, ha una carica agonistica straordinaria e ha lavorato tanti anni con Antonio Conte. È quella scuola lì”.