Angelo Di Livio, figura storica e capitano della Fiorentina durante la stagione in Serie C2, ha condiviso i suoi ricordi in un’intervista rilasciata a Lorenzo Marucci per Radio FirenzeViola, in occasione del centenario del club.
Riguardo alla scelta di rimanere con la Fiorentina dopo il fallimento e la retrocessione in Serie C2, Di Livio ha dichiarato: “Avevo 35 anni e ho pensato: devo fare qualcosa che forse mai nessuno avrebbe mai fatto al posto mio perché io venivo dal Mondiale. Mi sono ritrovato in alcuni spogliatoi che avevano sei posti per cambiarsi, per farvi capire. Io vado fiero e sono orgoglioso di aver preso questa decisione. È sempre stata una storia romantica da raccontare e infatti la racconto sempre agli amici. È stato stimolante, perché 22 mila abbonamenti, una ripartenza di questo livello, con Giovanni Galli in dirigenza. Non partimmo benissimo ma poi ci siamo rifatti. Negli allenamenti non c’erano le maglie, avevamo pochi palloni. C’erano difficoltà anche solo nella preparazione degli allenamenti”.
Ripensando ai giorni del fallimento, Di Livio ha definito la situazione un vero dramma: “In quel momento lì la cosa peggiore è che una società così gloriosa, che faceva parte delle sette sorelle, era fallita. Ci abbiamo provato ma non c’è stato più niente da fare. Se si poteva salvare dal fallimento? Secondo me sì. Non so come, ma poteva essere salvata anche dai politici perché sappiamo come vanno queste cose. Non doveva succedere questo, è stata una sconfitta per tutta l’Italia, non solo per Firenze”.
L’ex centrocampista ha poi raccontato la sua delusione per il mancato inserimento nei piani dirigenziali della Fiorentina dopo il ritiro dal calcio giocato: “Sono stato umiliato, ma forse è un complimento. Se tu non mi vuoi dare un posto da dirigente, basta dirlo. Io sono abituato così. Non rispondermi al telefono però è ancora più umiliante. Io non ti posso chiamare 20 volte in una settimana e tu non mi rispondi nemmeno una volta. Non è bello questo. Non rientravo nei loro piani, ma non so perché hanno cambiato idea. Non l’ho mai saputo. Ho preso una bella botta in quei giorni. Credevo ed ero convinto di poter far bene anche come dirigente, o comunque a fare qualcosa in prima linea per la Fiorentina. Mi sentivo la maglia addosso, sentivo una responsabilità incredibile e mi sentivo pronto per questo”.
A proposito di allenatori, Di Livio ha menzionato Fatih Terim: “Miglior sostituto di Trapattoni non c’era. Per me è stata una sorpresa, un allenatore e un uomo di una bontà e di una generosità incredibile. Eravamo tutti legati a lui. Facemmo un grande campionato e anche lì se la società avesse avuto la possibilità di fare qualche acquisto a gennaio, avremmo potuto fare qualcosa in più. Abbiamo dato spettacolo. Contro il Milan li asfaltammo sia a Milano che a Firenze. Abbiamo giocato partite spettacolari e penso che il tifoso della Fiorentina si sia molto divertito in quella stagione.”
Un ricordo indelebile per Di Livio è la vittoria di Wembley contro l’Arsenal: “Noi siamo andati lì consapevoli di quello che potevamo andare incontro. Lo stadio era bellissimo e c’erano anche tantissimi tifosi viola al nostro seguito. Ci siamo messi lì a gomiti alti e abbiamo fatto una super impresa. Toldo fece dei miracoli, la partita non finiva mai. Sullo 0-1 domandavamo di continuo “quanto manca?”. Al fischio dell’arbitro è stata un’emozione paragonabile ad alzare un trofeo. Tornato nello spogliatoio c’era Trapattoni in lacrime per quello che avevamo fatto. Ne avrei volute vivere a bizzeffe di serate come quella.“
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