Una decisione non priva di complessità attende mister Grosso, riguardante la figura del centravanti. L allenatore dispone ora di due attaccanti con fisicità comparabili ma qualità distinte. La Fiorentina, nel suo reparto offensivo, riparte da Beto e Pellegrino, identificati come i successori di Kean e incaricati di finalizzare l azione corale della squadra. Esiste una differenza di tre anni tra i due: Beto è nato nel 1998, mentre Pellegrino nel 2001. Anche il loro costo d acquisto presenta una discrepanza di sei milioni: il portoghese è costato 18 milioni, l argentino 24. Basandosi unicamente sull investimento economico, si potrebbe superficialmente dedurre una superiorità di Pellegrino, tuttavia, sarà la funzionalità del singolo nei dettami tattici di Grosso a fare la differenza. A lungo termine, Beto potrebbe rivelarsi preferibile per la sua attitudine a sfruttare gli spazi e a dialogare con esterni che tendono a convergere, una dinamica simile a quella vista l anno scorso nel Sassuolo. Pellegrino sembra invece più adatto a ricevere un lancio lungo, capace di far salire la squadra ma che necessita del cross dalla fascia per capitalizzare il suo colpo di testa (sebbene contro il Frosinone abbia mostrato di poter interagire anche con i compagni). Esiste anche la possibilità di schierare due centravanti, un opzione che tuttavia appare più adatta alla gestione della partita, magari per sbloccare o recuperare uno svantaggio. Nella storia recente della Fiorentina, l impiego congiunto di due punte con una struttura fisica imponente non è stato frequente. Si ricorda, in un episodio raro, Batistuta e Balbo titolari nella sfida di Champions League contro il Manchester United, vinta per 2-0 con reti di entrambi. Anche Muriel e Simeone, giocatori con caratteristiche fisiche abbastanza simili (entrambi intorno ai 180 centimetri), hanno giocato alcune partite insieme. In verità, le coppie d attacco più efficaci nella Fiorentina sono state composte da un giocatore fisico affiancato da uno più rapido e agile: si pensi a Batistuta-Baiano, ma anche Toni–Mutu. Non vanno dimenticati Baggio e Borgonovo, fisicamente vicini ma dotati di un intesa tecnica e umana che li rendeva spesso inarrestabili.
La scelta della punta
Tornando alla situazione attuale, l impressione immediata è che Pellegrino possa essere schierato (sabato contro il Torino), anche in considerazione del suo maggior numero di allenamenti svolti con il gruppo rispetto a Beto. Saranno poi il terreno di gioco e le sessioni di allenamento settimanali a determinare chi conquisterà la maglia da titolare. Questo, naturalmente, ammesso che si decida di optare per una soluzione definitiva. Infatti, Grosso potrebbe anche considerare un utilizzo alternato dei due giocatori, variando in base alle partite e alle caratteristiche degli avversari. Il passato recente, tuttavia, suggerisce che probabilmente sarà necessaria una scelta chiara, anche per garantire, attraverso gerarchie definite, una certa serenità a chi scenderà in campo.
L alternanza: un percorso raramente vincente
Se guardiamo indietro, ci si rende conto che l alternanza ha quasi sempre prodotto scarsi benefici. Negli ultimi vent anni, si può citare il caso di Pazzini e Vieri: il primo, all epoca piuttosto giovane, schierato in alternanza o in competizione con il più esperto Vieri, ne subì inevitabilmente il condizionamento. Si può anche menzionare la Fiorentina di Iachini, che nei primi mesi faticava a definire un titolare tra Vlahovic e Cutrone. Con l arrivo di Prandelli, la decisione divenne netta: puntare sul serbo per un determinato numero di partite, concedendogli la possibilità di esprimersi con continuità e non a intermittenza. I numeri confermano l efficacia di quella scelta: 21 presenze da titolare e 11 gol. Allo stesso modo, l alternanza tra Cabral e Jovic non ha portato vantaggi a nessuno dei due, entrambi alla perenne ricerca di una conferma mai arrivata.