L obiettivo era chiaro: rinnovare profondamente la Fiorentina rispetto alla stagione precedente. Una decisione accolta con favore dal pubblico, considerando le prestazioni passate, ma le trasformazioni radicali comportano dei costi e forse richiedono un approccio meno drastico. Roberto Goretti, prima del match, ha sottolineato ai microfoni di Dazn che sono stati ceduti 52 giocatori su 60 sotto contratto, evidenziando la volontà di costruire un nuovo modello calcistico. L augurio è che questo modello sia efficace, coinvolgente e riporti la Fiorentina a essere una squadra competitiva nel lungo periodo.
Una ristrutturazione di tale portata necessita di tempo, una risorsa che a Firenze scarseggia dopo anni privi di successi e soddisfazioni. Forse non tutte le operazioni di mercato hanno agevolato l allentore, che ha potuto disporre dei giocatori ideali per il suo schema solo dal 2 settembre. Tra le cessioni meno comprese spicca quella di Rolando Mandragora, senza che sia stato ingaggiato un sostituto con caratteristiche più aggressive e di rottura. Nonostante i suoi limiti, Mandragora era spesso colui che prendeva in mano le redini della squadra nei momenti critici, una figura ora assente.
Stasera, proprio lui ha avuto la soddisfazione di segnare (senza esultare) e di essere eletto MVP della partita, nel suo stadio, dove è stato acclamato dai tifosi. A fine gara, Biraghi e successivamente Mandragora si sono recati sotto la curva per salutare. Un gesto apprezzabile, ma forse non del tutto opportuno, considerando che gli applausi ricevuti contrastano con i fischi riservati ai giocatori della Fiorentina, compagni di squadra fino a poco tempo fa, almeno per il centrocampista.
Anche Pietro Comuzzo, parlando in sala stampa, ha espresso il suo rammarico per l’addio alla Fiorentina, dichiarando di essere rimasto deluso.