Ogni anno, verso la fine dell’estate, si assiste a un rituale diffuso nei salotti fiorentini. Un gruppo di amici si riunisce attorno a un foglio di crediti e un tabellone improvvisato, affrontando un quesito che divide da oltre trent’anni: conviene schierare l’attaccante della Fiorentina, o il sentimento rischia di compromettere il piazzamento in classifica? L’asta del fantacalcio è ormai un appuntamento consolidato, al pari del ritiro precampionato, e in una città che vive il calcio con tale intensità come Firenze, assume un significato speciale.
A questo rito si è affiancato un altro, meno appariscente ma in costante crescita: il calcio virtuale con il joystick. Questo ha portato alla nascita di un campionato ufficiale che riproduce le squadre di Serie A, inclusa la Fiorentina. Queste due modalità di vivere il pallone al di fuori del rettangolo verde hanno modificato la prospettiva di molti tifosi nei confronti della propria squadra del cuore.
Dall’intuizione americana all’asta tra amici
L’origine del fantacalcio risale a un’idea di Riccardo Albini, giornalista milanese. Alla fine degli anni Ottanta, scoprì i giochi fantasy americani, incentrati su discipline come il baseball e il football. Li adattò al campionato italiano e nel 1990 pubblicò un libro con il regolamento. Per alcuni anni rimase un passatempo di nicchia, praticato con carta, penna e i voti dei giornali del lunedì.
La svolta avvenne nell’estate del 1994, quando La Gazzetta dello Sport introdusse il gioco nelle sue pagine. Le stime iniziali prevedevano circa 10.000 iscritti, ma il primo anno ne furono ben 70.000. Per i sostenitori viola, il tempismo fu quasi perfetto: in quella stagione, Gabriel Batistuta conquistò la classifica marcatori con 26 gol, e averlo in rosa significava partire con un vantaggio considerevole sugli avversari di lega.
Le regole fondamentali sono rimaste sostanzialmente invariate. Le formule possono evolversi, ma il meccanismo centrale consiste nel creare una rosa, schierare una formazione e tradurre le prestazioni reali dei calciatori in punteggi, attraverso voti, bonus e malus. Un sistema semplice che ha trasformato ogni singolo aspetto della partita in un dato da monitorare.
Un fenomeno da milioni di squadre
Attualmente, il fantacalcio coinvolge in Italia milioni di persone. La piattaforma che detiene il marchio dal 2017, la milanese Quadronica, ha visto i suoi ricavi passare da 1,2 milioni di euro nel 2015 a quasi 10 milioni nel 2025. Questi numeri hanno attirato l’interesse della Lega Serie A, che nel febbraio 2026 ha deciso di acquisire il 51% della società per 18 milioni di euro.
Un dettaglio di particolare interesse per Firenze riguarda l’esito del voto in assemblea: 15 club si espressero a favore, 2 si astennero e 3 votarono contro. Tra questi ultimi figuravano la Fiorentina, insieme a Como e Napoli, per una ragione ben precisa: il costo dell’operazione fu ritenuto eccessivo.
Abilità e regolamentazione nel gioco
Il fantacalcio è considerato un gioco di abilità, poiché il suo esito dipende dalle scelte strategiche di chi compone la squadra, e non unicamente dal caso. Le quote raccolte nelle leghe tra amici costituiscono un accordo privato.
La situazione è diversa per il gioco regolamentato, che in Italia può essere offerto solo da concessionari autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ed è soggetto a normative precise riguardanti l’identificazione dei conti, i limiti e i controlli. Si tratta di una distinzione che molti appassionati ignorano, ma che separa due ambiti con regole e tutele notevolmente differenti. Anche il settore del gioco regolamentato impiega meccanismi che richiamano, per certi aspetti, la logica dei fantasy sport. Su piattaforme come AdmiralBet sono presenti sezioni come “Calcio Fantasy” e “Marcatori Fantasy”, dove le competizioni sono create ad hoc: due squadre o due attaccanti impegnati in partite distinte vengono contrapposti, e vince chi segna più reti. Una Fiorentina impegnata al Franchi può così “sfidare” una squadra che gioca a centinaia di chilometri di distanza, in modo simile a quanto accade la domenica sera quando si confrontano i bonus della propria rosa con quelli dell’avversario di lega.
Dalla scrivania alla console: il calcio degli esports
Se il fantacalcio trasforma il tifoso in un allenatore virtuale, gli esports lo proiettano direttamente sul campo di gioco, almeno sullo schermo. Dall’inizio degli anni Venti, la Lega Serie A organizza l’eSerie A, un campionato ufficiale disputato su simulatori calcistici, con squadre che rappresentano i club reali e ne indossano i colori. Il formato ricalca quello del calcio tradizionale, con una stagione regolare, playoff e una fase finale a eliminazione diretta.
La Fiorentina dispone di una propria sezione esports e nel 2024 è stata tra le protagoniste del torneo. Il suo giocatore, Francesco “Virgil” Allocca, si è qualificato tra i migliori quattro italiani per la eChampions League, la competizione europea dei club. Il suo percorso si è interrotto nella fase a gironi, con una vittoria e tre sconfitte, ma rappresenta comunque un risultato significativo per una sezione nata da poco.
Per chi osserva dall’esterno, l’aspetto più curioso è il linguaggio utilizzato. Nelle dirette si discute di moduli, pressing e transizioni con termini simili a quelli impiegati in una conferenza stampa del lunedì. Il confine tra il calcio trasmesso in TV e quello simulato con il controller è più sottile di quanto possa apparire.
Il dilemma viola: il cuore o la fantamedia?
Torniamo all’asta, dove il tifoso della Fiorentina si confronta con un dilemma che i sostenitori delle squadre di vertice raramente affrontano. Chi tifa per una squadra in lotta per lo scudetto può acquistare i propri beniamini senza particolari remore. Chi invece sostiene la Fiorentina, deve ogni anno decidere se puntare sul proprio attaccante anche quando le statistiche suggerirebbero diversamente.
Ci sono state stagioni in cui la scelta era semplice. Nel 2005/06, Luca Toni segnò 31 gol in campionato, e chi lo aveva selezionato all’asta ha vissuto un’annata quasi imbattibile. Altre volte, il legame emotivo con la maglia ha prevalso sulla razionalità, portando a rilanci eccessivi per giocatori che poi hanno reso al di sotto delle aspettative.
Come cambia il modo di guardare una partita
L’impatto più evidente del fantacalcio si manifesta nel modo di seguire le partite. Un tifoso viola potrebbe ritrovarsi a sperare in un gol della squadra avversaria perché l’attaccante di quella formazione è nella sua rosa, oppure a gioire per un assist che in campo è passato quasi inosservato. Persino un cambio all’88′ diventa un evento significativo, poiché entrare per due minuti può determinare l’ottenimento di un voto o meno.
Poi arriva il lunedì, con le pagelle e le discussioni su chi sia stato veramente il migliore in campo, un aspetto che per molti tifosi ha un peso quasi pari al risultato sportivo. Il fantacalcio ha abituato un’intera generazione a valutare i giocatori attraverso i numeri, e il dibattito sui viola ne risente: si discute di bonus, rendimento e “fantamedia” anche nei bar nei pressi del Franchi.
Due squadre, una sola maglia
Il fantacalcio e gli esports non hanno diminuito l’attaccamento alla Fiorentina: il tifo rimane quello di sempre, con le sue giornate storte e le sue imprese europee. Hanno però aggiunto un secondo livello di interpretazione, basato su statistiche, scelte strategiche e confronti tra amici che si protraggono per tutta la stagione.
Forse è proprio questo il segno del cambiamento. Il tifoso moderno osserva la partita con una duplice prospettiva: una è quella del cuore, legata al giglio sul petto; l’altra è quella di chi tiene traccia dei voti. Quando le due visioni coincidono, con un gol della Fiorentina che si traduce anche in un bonus in classifica, la domenica si conclude nel modo più soddisfacente.