L’ex attaccante della Fiorentina, Stevan Jovetic, ha condiviso pensieri significativi in una lunga conversazione con i canali ufficiali del club viola. Ha ricordato le sue origini umili, crescendo in una famiglia composta da padre, madre e sorella. La sorella, in particolare, ha avuto un ruolo cruciale nel suo trasferimento a Belgrado, poiché si trasferirono insieme. Anche durante i suoi primi due anni a Firenze, vissero fianco a fianco prima che la famiglia tornasse in Montenegro, pur continuando a fargli visita regolarmente.
Un’infanzia segnata dalla guerra
Riguardo all’esperienza della guerra e dei bombardamenti vissuti all’età di 9 anni, Jovetic ha commentato: “È qualcosa di molto triste, sicuramente. Credo però che esperienze del genere, col tempo, ti rendano più forte. Quando attraversi situazioni così difficili da bambino, poi nella vita diventa molto più complicato trovare qualcosa che riesca davvero a spaventarti o a ferirti”.
La trasformazione di Jovetic in Italia
Descrivendo il suo io di allora e il cambiamento avvenuto con gli anni in Italia, Jovetic ha detto: “Ero un ragazzo di 18 anni che conosceva pochissimo l’italiano e che aveva dei capelli davvero terribili, anche se alla fine sono diventati quasi un simbolo! Oggi, quando riguardo le vecchie fotografie, mi viene da sorridere: avevo sicuramente un look particolare. In Italia, però, ho imparato moltissimo. Ho imparato la lingua, ho conosciuto tantissime persone e ancora oggi ho molti amici qui. Ho anche comprato casa a Firenze e, naturalmente, continuo a seguire la Fiorentina e a tifare per lei. Tornare qui è sempre una grande emozione”.
Anni indimenticabili e gol storici
Gli anni trascorsi a Firenze sono stati ricchi di momenti salienti, inclusa la partecipazione alla Champions League e la realizzazione di gol memorabili. Jovetic ha ammesso: “La prima stagione è sempre la più difficile perché c’è un grande salto dal calcio serbo a quello italiano, che in quel momento era il numero uno in assoluto. Il primo anno ho fatto un po’ di fatica, ma oggi che ho tutti i CD di ogni stagione con i miei gol, assist e giocate, quando li riguardo mi rendo conto che è andata molto meglio di quanto pensassi all’epoca. Il secondo anno mi sono sbloccato: ho fatto quel gol allo Sporting Lisbona con cui siamo entrati in Champions, poi la doppietta al Liverpool, la doppietta al Bayern Monaco… In totale penso di aver fatto 11 gol in quella stagione. Il terzo anno è arrivato l’infortunio, ma dopo sono tornato ancora più forte e dal punto di vista mentale è stato fondamentale. Al rientro ho fatto subito 14 gol, l’anno successivo c’era Montella e ricordo che facevamo un calcio bellissimo. È stato un ciclo stupendo, ho vissuto cose bellissime, giocato circa 140 partite ed eccomi qua dopo quasi vent’anni”.
La forza mentale dopo il grave infortunio
Affrontando i momenti difficili, Jovetic ha ricordato il grave infortunio occorso proprio quando era al culmine della sua forma: “È stato un periodo davvero durissimo. Ero ancora molto giovane e, da un momento all’altro, mi sono visto portare via tutto ciò per cui avevo lavorato e che desideravo fare, sapendo che sarei rimasto fermo per mesi. All’inizio pensavo potessero essere 7, 8 o 9 mesi, ma alla fine sono rimasto fuori quasi 11 mesi, praticamente un’intera stagione. È stato molto doloroso, ma in quel momento ho avuto la mia famiglia accanto e soprattutto ho trovato dentro di me la forza mentale per affrontare il recupero. Non ho mai smesso di credere nelle mie possibilità: ero convinto che sarei tornato e che sarei riuscito a essere ancora più forte di prima. Per l’intervento e la riabilitazione sono andato in Germania. È stato un periodo difficile, ma anche un’esperienza che mi ha fatto crescere molto”.
La scelta di rimanere a Firenze
Riflettendo su eventuali scelte che non rifarebbe, Jovetic ha confessato: “Forse una scelta calcistica: al mio secondo anno a Firenze arrivò la chiamata del Real Madrid, ma io in quel momento non mi sentivo pronto di andare. Iniziavo a giocare con continuità, ero felice, stavo bene e dissi: ‘Gioco un altro anno o due qui e poi vado’. Alla fine non sono andato al Real Madrid, ma ho giocato quasi 150 gare con la Viola e poi sono stato al Manchester City, all’Inter, al Monaco, al Siviglia… Ho girato un bel po’”.