Al termine della sfida pareggiata contro il Napoli, il tecnico della Fiorentina Paolo Vanoli ha dichiarato dalla sala stampa del Franchi: “Non dobbiamo focalizzarci sulla classifica, ma sul nostro percorso. Desidero ringraziare i tifosi per il supporto straordinario; ci hanno trasmesso grande energia e spero di averli accontentati. Abbiamo affrontato una squadra forte con coraggio e a viso aperto. Ci sono stati degli errori su cui dovremo lavorare, ma ho percepito la determinazione a cercare il risultato. Complimenti a tutti, specialmente per la reazione dopo essere andati sotto, soprattutto considerando le due traverse colpite. Siamo stati poco attenti sull’angolo, ma siamo riusciti a mantenere la lucidità per restare in partita. I due portieri sono stati i migliori in campo; sapevo che giocare alle 12:30 sarebbe stato difficile, ma i dati sui tiri e sulle palle recuperate dimostrano la nostra buona prestazione”.
Cosa è mancato per la vittoria?
“Sono lieto che molti miei giocatori siano convocati in Nazionale. Lavoreremo sull’aspetto fisico con coloro che non hanno ancora il ritmo partita. Credo che quanto affermato da Allegri valga anche per noi: abbiamo creato diverse occasioni, forse segnando sul momento meno opportuno. Mi complimento con Valdepenas per il suo ingresso in campo, dimostrando lo spirito giusto, soprattutto per chi subentra”.
L’impatto immediato
“Conoscere l’ambiente rende tutto più semplice. Sono rientrato con grande motivazione e determinazione. Il mio obiettivo è costruire un progetto significativo con questi ragazzi”.
Su Oulai e l’equilibrio
“Non dobbiamo concentrarci sul singolo, ma sulla squadra. A volte devo sacrificare il talento in favore dell’equilibrio. La squadra, prima del mio arrivo, subiva troppi gol. Considero Oulai un Kanté, ma con un gioco più istintivo rispetto alla maggiore razionalità del francese. Sono certo che farà grandi cose in futuro, così come Fagioli e Ndour che hanno già dimostrato il loro valore. Oulai è un elemento che mi entusiasma, al pari di Pedro… ma non posso schierarli tutti”.
La condizione fisica
“Questo è il mio principio fondamentale. La gioventù è bella perché dobbiamo imparare a soffrire. Senza sofferenza non si ottiene nulla. Ho spiegato ai giocatori che sarebbe stato presuntuoso pensare di non dover soffrire contro il Napoli”.
Il lavoro svolto
“C’era talento, ma mancava una vera squadra. Vedere Mastantuono compiere sacrifici con corse all’indietro è gratificante. Un campione si mette al servizio del collettivo. Senza questa base, non si va lontano. Alla fine della partita di Venezia, Mastantuono ha avuto la lucidità di riconoscere Fagioli come migliore in campo. Questo mi ha dato la pelle d’oca e mi ha fatto capire che possiamo raggiungere grandi traguardi”.
Cosa è piaciuto e cosa meno
“L’aspetto che mi è piaciuto meno è stata la gestione della partita. Ciò che ho apprezzato enormemente è stata la capacità di rimanere concentrati e in partita”.