Ottobre si prospetta un mese cruciale per la Fiorentina guidata da Paolo Vanoli. La squadra viola è chiamata a un riavvio efficace dopo la pausa per le nazionali, con l’obiettivo di allontanarsi dalle posizioni di bassa classifica. Nel frattempo, il tecnico, ex allenatore del Torino, ha già impresso una nuova dinamica al gruppo.
La Fiorentina alla prova del nove
Secondo quanto riportato da la Gazzetta dello Sport, il recente cambio sulla panchina ha prodotto i primi segnali positivi, con due vittorie e un pareggio tra campionato e Coppa Italia. Tuttavia, sarà fondamentale mantenere questa continuità per risalire la graduatoria. La lunga interruzione del campionato ha consentito al mister di lavorare sia sulla preparazione atletica sia sull’integrazione dei nuovi arrivati.
Il calendario post-sosta presenta sfide impegnative: dopo il Genoa, i viola affronteranno Como, Inter e Atalanta. Questo trittico di partite costituirà un test significativo per valutare i progressi della nuova compagine gigliata. La partita di domani, in particolare, sarà un esame di maturità per una Fiorentina che deve confermare i miglioramenti visti contro il Napoli.
Le dichiarazioni di Vanoli
Nella giornata di ieri, Paolo Vanoli ha rilasciato un’intervista a DAZN, durante la quale ha condiviso le sue riflessioni sulla sua Fiorentina. Di seguito, i passaggi salienti delle sue dichiarazioni:
Entusiasmo per il ritorno a Firenze?
L’entusiasmo per essere rientrato si vede anche dalla mia espressione. Ho accolto questa opportunità con grande entusiasmo e con il desiderio di costruire qualcosa di importante. Non penso a rivincite, non è nella mia natura. Do grande valore a ciò che abbiamo fatto nella scorsa stagione, ma ormai è il passato. Adesso dobbiamo concentrarci sul futuro, con una squadra giovane e ricca di talento.
Differenze tra il gruppo attuale e quello della scorsa stagione?
Sono due squadre che non possono essere messe a confronto. L’anno scorso sono arrivato a novembre, quando avevamo soltanto quattro punti e una situazione che, secondo le statistiche, sembrava rendere quasi impossibile la salvezza. Nessuno era mai riuscito a farlo in quelle condizioni. Oggi, invece, abbiamo una squadra profondamente rinnovata e che sta mostrando le basi di un progetto rivolto al futuro.
Atteggiamento dei ragazzi?
Quest’anno sono arrivato prima e avevo detto che il primo obiettivo doveva essere quello di diventare una vera squadra. Il talento non mancava e c’erano tutte le possibilità per conquistare più punti. Per me, però, era fondamentale mettere il talento al servizio del collettivo. Ho trovato un gruppo con tanta voglia di lavorare e di fare bene. I due risultati ottenuti sono soprattutto il frutto del loro atteggiamento e della loro disponibilità. Abbiamo ancora molto da migliorare, anche perché si tratta di ragazzi giovani. È inevitabile commettere qualche errore, ma con questo spirito possiamo affrontare il percorso con tranquillità.
Percorso di crescita di Fagioli?
Ricordo una sua vecchia intervista nella quale diceva che, arrivati a una certa età, bisogna assumersi la responsabilità di diventare leader. Credo che ora per lui sia arrivato proprio quel momento. Ha sempre avuto grande talento, anche se non sempre è riuscito a esprimerlo con continuità. Sono molto soddisfatto del lavoro che ha fatto lo scorso anno, interpretando un ruolo secondo le sue caratteristiche. Lo dimostrano sia i numeri sia la convocazione in Nazionale. Nel calcio di oggi è importante saper ricoprire più posizioni. Fagioli è un giocatore molto intelligente dal punto di vista tattico: può agire da mezzala di costruzione, da doppio play oppure da regista unico. La convocazione in Nazionale rappresenta la consacrazione di un nuovo Nicolò. Ora è un calciatore di talento che deve compiere l’ultimo passo e diventare un leader.
Impatto della sosta?
Non avendo svolto il ritiro, queste settimane sono state molto utili. Dal punto di vista tecnico e tattico, però, le numerose assenze hanno avuto il loro peso. Chi è rimasto ha comunque avuto la possibilità di lavorare sui dettagli, sulle nostre idee e sulla metodologia che vogliamo adottare. Anche per me una sosta così lunga rappresentava una novità e credo possa avere sia aspetti positivi sia negativi. Oggi i giocatori trascorrono molto tempo lontano dai club. Inoltre, con tre settimane a disposizione, le Nazionali possono convocare un numero maggiore di calciatori. Per questo è fondamentale che tra club e Nazionali ci siano comunicazione, collaborazione e un rapporto sempre più continuo.
Impressione su Mastantuono?
Mi ha impressionato soprattutto per la sua umiltà, la disponibilità al lavoro e la lucidità. A Venezia ho fatto un esempio: vedere un ragazzo così giovane, davanti alle telecamere, assegnare il riconoscimento di migliore in campo a Fagioli significa aver compreso davvero il valore del concetto di squadra. Il suo talento, del resto, credo sia stato riconosciuto anche dal Real Madrid. Ora per lui comincia una fase importante di crescita. Il campionato italiano è molto tattico, ma lui ha l’atteggiamento giusto e, continuando a lavorare con questa determinazione, può diventare un giocatore importante sia per la Fiorentina sia per la Nazionale.
Coppia d’attacco Beto e Pellegrino?
Sono molto soddisfatto di loro. Sono due attaccanti di grande valore e con caratteristiche differenti, proprio per questo riescono a completarsi. La cosa più importante, però, è che entrambi mettono le proprie qualità al servizio della squadra. Sono convinto che, continuando così, potranno dare un contributo importante alla Fiorentina