La sconfitta della Fiorentina per 3-1 ha seriamente compromesso l’idea che questa stagione potesse essere differente dalle precedenti, nonostante un mercato ambizioso e la fiducia riposta in Fabio Paratici. La presenza di Paolo Vanoli in panchina, subentrato in un momento che ricorda la stagione 2025-26, rende la situazione ancora più surreale. Si tratta di un incredibile déjà vu, considerando che la rosa è stata profondamente rinnovata nel tentativo di lasciarsi alle spalle una delle peggiori annate recenti. È significativo notare che solo 4 giocatori della scorsa stagione erano in campo oggi.
La stagione ora definita “di transizione”
Il problema risiede nel fatto che, più che un potenziamento della rosa precedente, la dirigenza ha optato per una ripartenza da zero, una scelta purtroppo ripetuta frequentemente negli ultimi anni. Di conseguenza, il tono della stagione è mutato improvvisamente in una fase di “transizione”, volta a costruire le basi future. Questo avviene in un contesto in cui Firenze sembra abituata a successi annuali, e ora si chiede pazienza per un singolo anno, alimentando l’aspettativa che la prossima stagione possa essere quella giusta per il ritorno in Champions League, con un rinvio delle ambizioni.
Qual è stato il senso del cambio in panchina?
La pazienza, peraltro, non è stata concessa al precedente tecnico, Grosso, criticato per tre sconfitte. Tuttavia, il suo esonero ha messo in luce i limiti strutturali, di esperienza e di personalità della squadra. Non vi è certezza se sia stata usata la parola ‘inallenabile’, ma è indubbio che questo gruppo non sia facilmente gestibile. Anche Vanoli, al di là della vittoria iniziale contro il Venezia, non sembra aver trovato la quadra. L’allenatore, così come Grosso nel tentativo di non sminuire il lavoro di Paratici, ha ribadito in conferenza stampa che “la società è stata chiara, la squadra di quest’anno serve per gettare le fondamenta in vista del futuro”. Al di là di una chiarezza che forse non è stata pienamente recepita da stampa e tifosi, sorge il dubbio che questa definizione possa diventare un alibi per un’altra stagione deludente e mediocre. A questo punto, quale è stato il beneficio del cambio di allenatore, se si tratta di una stagione di passaggio e la squadra appare poco “allenabile”? Questo interrogativo diventa ancora più legittimo se si considera il tempo impiegato da Vanoli la scorsa stagione per ingranare, esclusa la spinta iniziale.