La vittoria ottenuta contro il Sassuolo ha fornito un po’ di respiro alla classifica della Fiorentina e, si spera, all’orgoglio della squadra. Tuttavia, questo risultato solleva alcuni interrogativi fondamentali.
Il primo quesito riguarda la gestione in panchina dell’unico giocatore in grado di concepire passaggi e traiettorie non immaginabili per molti. Questo elemento unisce acume tattico e dedizione, qualità essenziali per creare opportunità per i compagni e facilitare la finalizzazione.
Il secondo quesito verte sulla decisione di lasciare in panchina il centrocampista che garantisce l’unica vera protezione alla retroguardia. Un calciatore che si oppone costantemente agli avversari e che dimostra abilità nel recuperare il possesso palla.
Chi dovrebbe cedere il passo
La mia risposta a questi interrogativi è negativa. Poiché una squadra non può schierare dodici o tredici giocatori, è opportuno suggerire chi, a mio parere, dovrebbe essere escluso. Fagioli, ad esempio, pur possedendo una tecnica eccelsa, mostra lacune sul piano dell’intensità agonistica e della mentalità. In alternativa, Vanoli potrebbe considerare di schierare l’ex giocatore della Juve come mezzala, una posizione che in Nazionale è stata ricoperta da Tonali nel ruolo di regista arretrato. Quest’ultimo ruolo sarebbe ideale per Oulai. Impiegando entrambi contemporaneamente, pur non essendo fisicamente imponenti, si potrebbe mitigare il rischio di un centrocampo troppo esposto, un problema ben più grave di una potenziale carenza di centimetri. Un altro giocatore da valutare per l’esclusione è tra Brescianini e Ndour.
Il terzo dubbio
Il terzo interrogativo riguarda Pellegrino, che ha finalmente segnato. Tuttavia, tre reti in dieci partite, sommate allo zero assoluto di Beto nei minuti giocati, costituiscono un dato allarmante. Pertanto, nonostante la recente marcatura, la questione del centravanti rimane irrisolta.
Innovazione tattica o vivaio?
Ora è necessario un colpo di genio da parte dell’allenatore, un’intuizione che sfugge alla comprensione comune: altrimenti, quale sarebbe il suo reale contributo? In alternativa, si richiede un atto di audacia quasi azzardato: non c’è forse un giovane talento dal settore giovanile pronto per essere promosso in prima squadra? Il Viola Park dovrebbe funzionare come un vivaio per la prima squadra, ma finora non si sono visti risultati concreti. Nel frattempo, diverse squadre rivali hanno investito sui propri giovani, ottenendo successi: si pensi a Camarda, Bartesaghi, Pisilli, Lulli, Lavelli, Bernasconi.
Quando vedremo anche qualche giovane della Fiorentina superare la semplice convocazione formale ed entrare a far parte di questo gruppo di talenti emergenti?