Salvo imprevisti, e con le speranze riposte nella conferenza stampa fissata per le 12:30, Paolo Vanoli dovrebbe schierare contro la Juventus la stessa formazione delle ultime due partite, confermando anche il centrocampo delle ultime tre. Proprio su questo reparto si concentrano perplessità e stranezze, con il tecnico che sembra aver sviluppato una particolare predilezione, ritenendo che offra maggiori garanzie. Nonostante l’assenza di un elemento chiave come Atta, che incide sulla qualità complessiva, Vanoli sembra aver trovato stabilità con Ndour e Brescianini a supporto di Fagioli. Il potenziale apporto di Oulai è stato solo intravisto, ma rispetto alla staticità degli altri centrocampisti, ha rappresentato un barlume di luce. Il recupero che ha dato il via all’azione del 2-3 a Reggio Emilia non rientra nelle caratteristiche delle attuali mezzali.
Un approccio conservativo
Per quanto osservato nelle sue due stagioni, Vanoli si dimostra un allenatore restio ai cambiamenti repentini, con un adattamento che procede a rilento. Questo si riflette nel ritmo della sua squadra, a cui Oulai ha impresso una scossa forse troppo vivace rispetto ai piani prestabiliti. L’anno scorso, per abbandonare la difensiva a tre, schema gradito solo a Pablo Marì, sono trascorsi quaranta giorni e diverse sconfitte. Ora, a due mesi dal suo rientro, il tecnico sembra incerto su come integrare Oulai. Il cosiddetto ‘Vanolismo’, pur essendo efficace nel correggere gli errori altrui e nel riportare ordine, necessiterebbe di un’accelerazione per valorizzare appieno il talento a disposizione dell’attuale Fiorentina