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Luca Ranieri: “Il sogno è regalare un trofeo a Firenze”

Luca Ranieri, dal ritiro inglese, si racconta a Firenzeviola.it. Il difensore viola parla dell’annata passata, del suo sogno di vincere un trofeo con la Fiorentina e del suo legame con la città.
Ranieri: "Dragusin cresciuto, Viery ha qualità. La concorrenza aiuta" Ranieri: "Dragusin cresciuto, Viery ha qualità. La concorrenza aiuta"

Dal ritiro inglese di Teddington, dove la Fiorentina sta ultimando la preparazione prima del rientro in Italia, indossare la fascia da capitano, ha ripercorso un’annata intensa e ricca di emozioni, proiettandosi con fiducia verso il nuovo corso guidato da Fabio Grosso e rilanciando le ambizioni della squadra. Tra il desiderio di concludere la carriera in viola, la speranza di riportare un trofeo a Firenze e la convinzione che il gruppo abbia imparato dalle difficoltà passate, Ranieri ha delineato la situazione attuale della Fiorentina con entusiasmo e senso di responsabilità.

Ranieri, come sta vivendo questo ritiro in Inghilterra, l’ennesimo con la Fiorentina?
Sono ormai molti i ritiri che ho affrontato con questa prestigiosa maglia. Ci alleniamo con intensità ogni giorno per costruire una condizione fisica che sarà cruciale per l’intera stagione. Lo spirito è eccellente: siamo tutti ragazzi desiderosi di migliorarci, di recepire le indicazioni dell’allenatore e di crescere. Sono certo che, progressivamente, raggiungeremo la forma ottimale per iniziare al meglio il campionato.

Con quale spirito affrontate la nuova stagione?
La scorsa stagione è stata estremamente complessa, al di là delle nostre aspettative. L’avvio ci ha colti impreparati, ma siamo stati bravi a superare le difficoltà. Il gruppo si è compattato notevolmente e credo che i momenti difficili mettano in risalto il valore di una squadra. Dagli errori si trae insegnamento e sono convinto che quest’anno non ripeteremo gli stessi passi falsi.

Lei è passato dall’essere capitano ad avere meno spazio, perdendo la fascia…
Ritengo sia stata l’annata più impegnativa della mia carriera. Tuttavia, sono già estremamente orgoglioso di aver avuto l’onore di indossare la fascia da capitano e di aver rappresentato Firenze. Per me è stato un sogno che si è avverato. Sono arrivato alla Fiorentina a 14 anni, non avrei mai immaginato di debuttare in prima squadra, né tantomeno di diventarne il capitano. Ho realizzato qualcosa di eccezionale. Sono soddisfatto del mio percorso. Sicuramente ho commesso degli errori, nessuno è perfetto, ma penso di essere cresciuto enormemente. Devo ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine: la mia compagna, i miei compagni e molti altri che mi hanno sostenuto. Credo di essere uscito da questa esperienza più forte.

Il capitano ora è De Gea. Lei si sente ancora uno dei punti di riferimento di questo gruppo?
Indubbiamente la fascia è in ottime mani, poiché David è un giocatore straordinario e una persona con un curriculum impressionante. Oltre a lui, ci sono altri elementi di esperienza: Rolando, io stesso, Lezzerini. Stiamo lavorando per amalgamare un gruppo composto da molti giovani talenti. Sono convinto che riusciremo a creare una splendida armonia all’interno della squadra.

In passato ha dichiarato apertamente che il suo sogno è chiudere la carriera a Firenze. È ancora così?
Assolutamente sì. Come dicevo, sono qui da quando avevo 14 anni e ora ne ho 27: sono tredici anni che milito nella Fiorentina. Mi trovo benissimo a Firenze. Naturalmente, i matrimoni si fanno in due: serve la volontà di entrambe le parti. Se uno dice sì e l’altro no, non si può procedere. Oggi, però, sono felice, contento di lavorare con il mister e con il direttore, e mi trovo davvero bene.

Quando è arrivato in prima squadra c’è stato un compagno che l’ha aiutata in modo particolare?
Sì, la persona che mi ha supportato maggiormente è stato Cristiano Biraghi. L’ho affermato più volte: è stato un compagno e un amico eccezionale. Il mio primo anno in prima squadra ho avuto pochissimo spazio nei primi cinque o sei mesi, ma lui mi è sempre stato vicino, mi ha offerto numerosi consigli ed è stato un grande capitano per l’intero gruppo. Si è sempre esposto in prima persona ed è stato un esempio significativo.

Qual è la prima grande differenza che ha notato in questo ritiro con mister Grosso rispetto al passato?
Il mister possiede moltissime idee. Ci sta spronando al massimo, dal primo all’ultimo giocatore. Lavoriamo insieme solo da circa quindici giorni e stiamo ancora cercando di assimilare tutte le sue concezioni e le sue richieste. Tuttavia, è evidente che si tratta di un allenatore con una grande determinazione a migliorare la squadra.

La vittoria di ieri che segnale rappresenta? Ve l’aspettavate? In Inghilterra è sempre stato difficile ottenere risultati.
Stiamo affrontando squadre che, pur militando nella Championship, hanno iniziato la preparazione circa quindici giorni prima di noi. Si percepisce un’intensità diversa in questo momento. Nonostante ciò, possiamo ritenerci soddisfatti delle prestazioni offerte. Certamente possiamo e dobbiamo migliorare, ma vincere aiuta a vincere, quindi va bene così.

Una curiosità. È cambiato un po’ il suo look: prima portava solo i baffi, adesso ci sono baffi e barba. È una scelta sua o della sua compagna?
No, guarda, la mia compagna mi preferisce con i baffi, quindi sicuramente i baffi torneranno. Il problema è che a volte sono un po’ pigro e non ho voglia di prendere il rasoio e sistemare la barba. Inoltre, qui in ritiro non ho nemmeno il rasoio, quindi per il momento dovrà rimanere così.

Cosa vi sta chiedendo mister Grosso in fase difensiva?
Si nota già che il mister desidera una squadra molto compatta, sia quando pressiamo nella metà campo avversaria sia quando difendiamo nella nostra. Vuole un blocco unito e ci sta facendo comprendere che, operando in questo modo, potremo ottenere notevoli vantaggi. Stiamo assimilando i suoi principi e credo che ci porteranno grandi benefici.

Quale allenatore ha inciso maggiormente sulla sua crescita difensiva?
Ho avuto molti ottimi allenatori, ma quelli che mi sono rimasti maggiormente nel cuore e che mi hanno insegnato di più sono stati Gianluca Grassadonia, che ho avuto a Foggia, e poi mister Vincenzo Italiano e mister Raffaele Palladino. Da ognuno di loro ho appreso qualcosa di importante e hanno contribuito alla mia crescita.

Come ha trovato i nuovi arrivati nel reparto difensivo?
Con Dragusin avevo già giocato insieme cinque o sei anni fa a Salerno. L’ho ritrovato notevolmente migliorato: possiede una forza fisica incredibile ed è progredito sotto ogni aspetto. Sono davvero felice di condividere nuovamente lo spogliatoio con lui. Vieri, invece, è un ragazzo molto giovane proveniente dal Brasile. Si sta allenando con grande intensità e si percepisce che ha qualità importanti. Sono convinto che potrà regalarci molte soddisfazioni.

La concorrenza può essere uno stimolo per migliorarsi?
Sicuramente sì. La concorrenza aiuta tutti a progredire. Più elevato è il livello della competizione interna, più ogni giocatore è spinto a dare qualcosa in più e a crescere.

Che messaggio vuole mandare a Pietro Comuzzo?
Noi Pietro lo chiamiamo “il soldato”, perché è davvero un ragazzo eccezionale. Oggi è difficile trovare giovani con la sua mentalità. Gli auguro davvero il meglio, perché si merita tutto ciò che sta ottenendo. Ricordiamoci che è un classe 2005 e ha ancora un’intera carriera davanti. Lo seguirò con affetto e gli faccio un grandissimo in bocca al lupo.

Che effetto le ha fatto vedere la Primavera vincere lo Scudetto?
Vincere un trofeo è sempre una grande soddisfazione, a qualsiasi livello, dagli Allievi fino alla Primavera. Io, purtroppo, in Primavera ho disputato tre o quattro finali, tra Viareggio, Coppa Italia e campionato, senza riuscire a vincerne nemmeno una. So bene cosa significhi perdere una finale. Ancora oggi non so cosa voglia dire vincerla, perché anche con la prima squadra siamo arrivati più volte vicini a un trofeo senza riuscire a conquistarlo. Per quei ragazzi, invece, sarà un ricordo che conserveranno per tutta la vita.

Come stanno lavorando i giovani aggregati alla prima squadra?
Li vedo molto bene. Sono ragazzi umili, seri e con tanta voglia di migliorarsi. Il loro percorso sarà lungo e non sarà semplice, ma mi sembra che abbiano tutti la mentalità giusta.

Quale partita della sua carriera mostrerebbe ai giovani come esempio?
Ce ne sono diverse, ma le due che custodisco maggiormente nel cuore sono il ritorno della semifinale di Conference League a Basilea. Il gol di Barak al 120° minuto e i festeggiamenti sotto il settore dei nostri tifosi sono stati qualcosa di unico. L’altra è la vittoria per 3-0 contro l’Inter di due stagioni fa. Era una partita delicata, ma abbiamo disputato una gara di altissimo livello. E poi c’è stato anche il mio gol, quindi per me ha un significato ancora più speciale.

Che Luca Ranieri vuole vedere nella prossima stagione?
Sicuramente posso e voglio ancora migliorarmi. Ho 27 anni e credo di avere ancora molti anni davanti a me per crescere. Voglio continuare a migliorarmi sotto ogni aspetto. Vorrei essere sempre il Ranieri che non molla mai e che continua a crederci, proprio come ho fatto fin da quando ho iniziato a giocare a calcio.

La Nazionale resta un obiettivo?
La convocazione dell’anno scorso è stata del tutto inaspettata ed è stato un altro sogno che si è realizzato. Allo stesso tempo sono consapevole che nel mio ruolo ci sono molti giocatori molto forti, quindi sarà difficile tornare in Nazionale. Adesso penso soltanto alla Fiorentina, a migliorarmi e a cercare di regalare soddisfazioni sia a Firenze sia a me stesso.

Qual è il sogno che vuole ancora realizzare a Firenze?
Da bambino non avrei mai immaginato nemmeno di arrivare a giocare in prima squadra. Essere stato capitano della Fiorentina è stato un motivo di enorme orgoglio. Purtroppo, insieme ai miei compagni, abbiamo disputato molte finali senza riuscire a portare una coppa a Firenze. Il mio sogno è proprio questo: riuscire a vincere un trofeo con la Fiorentina e regalarlo alla città.

Sarebbe ancora più speciale riuscirci nell’anno del centenario?
Certamente. Quest’anno avremo a disposizione due competizioni, il campionato e la Coppa Italia. Sappiamo che vincere il campionato sarebbe un’impresa enorme, ma speriamo, prima o poi, di riuscire a riportare un trofeo a Firenze.

Nello spogliatoio sentite il peso del centenario?
Ne siamo tutti consapevoli, però è ancora presto per fissare degli obiettivi. Abbiamo iniziato la preparazione soltanto da quindici giorni e adesso la priorità è costruire la condizione fisica migliore per affrontare il campionato.

Vuole lasciare un messaggio ai tifosi?
Firenze non ha bisogno di parole. Ogni volta che entriamo al Franchi viviamo qualcosa di spettacolare. Fa un po’ male vedere ancora lo stadio nelle condizioni attuali, ma non spetta a me discutere di questo. Non vediamo l’ora di tornare al Franchi e ritrovare la nostra gente.

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