Recenti analisi e riflessioni hanno focalizzato l’attenzione sul mercato della Fiorentina, criticando la scelta di ingaggiare molti calciatori stranieri. Con l’imminente arrivo di Franco Mastantuono, il numero di nuovi acquisti dall’estero sale a otto. Questa strategia è stata indicata come un sintomo delle difficoltà del calcio italiano e, di conseguenza, della Nazionale. Sebbene questa prospettiva sia comprensibile, seppur a tratti populista, essa rischia di essere superficiale. Un mercato va valutato nel suo complesso e nel contesto della storia recente di un club. La Fiorentina, infatti, nella stagione precedente, vantava la più alta percentuale di giocatori italiani in Serie A, con sedici elementi che costituivano il 59,2% della rosa, precedendo Cremonese (55,6%) e Cagliari (51,7%). Appare quindi arduo sostenere che la società viola abbia abbandonato i calciatori italiani. Sebbene Fabio Paratici abbia definito un nuovo orientamento per questa sessione di mercato, guidato da necessità tecniche e strategiche, presentare una singola finestra di trasferimenti come un manifesto ideologico sembra quantomeno azzardato.
Il vero terreno di gioco è il settore giovanile
Per affrontare seriamente il tema del futuro della Nazionale, potrebbe essere opportuno modificare il punto di vista. La questione centrale non riguarda quanti italiani militino attualmente in Serie A, ma quanti talenti italiani di valore vengano formati in futuro. Da anni, federazioni come quelle di Spagna, Francia e Portogallo privilegiano investimenti nella qualità della formazione, anteponendola alle restrizioni sul numero di stranieri. Sotto questo profilo, la Fiorentina si configura piuttosto come un esempio positivo. Il settore giovanile viola, riconosciuto tra i migliori in Italia, comprende oltre 300 giovani tesserati, di cui il 92% è italiano. Un dato ancora più rilevante riguarda la componente toscana, che negli ultimi mesi ha raggiunto quasi l’80% all’interno delle varie squadre del vivaio. La Primavera, che due mesi fa ha conquistato lo scudetto, schierava nella sua formazione titolare 9 italiani su 11, di cui ben 8 nati in Toscana e 5 originari di Firenze e provincia. È in questo contesto che si plasma il futuro della Nazionale, ben più che limitando le operazioni di mercato di una singola estate.
Una questione di mentalità
Anche la storia recente suggerisce cautela nel trarre conclusioni affrettate. Nel 2006, l’Italia si aggiudicò il Mondiale in un campionato di Serie A ricco di campioni stranieri, probabilmente uno dei più competitivi di sempre. All’epoca, nessuno lamentava penalizzazioni per gli italiani: semplicemente, gli azzurri erano abbastanza forti da meritarsi il posto e competere ai massimi livelli. Oggi, la discussione non può essere ridotta all’arrivo di un talento argentino o di un ulteriore giocatore straniero. Le difficoltà della Nazionale affondano le radici molto più in profondità, coinvolgendo la formazione, le strutture, la pianificazione e lo sviluppo dei giovani. Per questo motivo, sorprende che alcune analisi autorevoli identifichino nel mercato della Fiorentina uno dei simboli del problema. Cercare scorciatoie è sempre la via più facile. Individuare le vere cause, invece, richiede un’indagine più ampia e meno focalizzata sulle operazioni di un’unica estate di mercato.