Tredici nuovi innesti e un numero ancora maggiore di partenze, unite all’arrivo di un nuovo tecnico: questi elementi, come evidenziato dal Corriere Fiorentino, sono sufficienti a delineare la profonda trasformazione della Fiorentina in un breve lasso di tempo. La società ha intrapreso una vera e propria rivoluzione con una visione a medio-lungo termine, un processo che inevitabilmente richiede il suo corso.
Soltanto otto elementi della rosa precedente sono rimasti, mentre le cessioni hanno comportato la perdita di 44 reti, corrispondenti al 65% della produzione offensiva dell’annata precedente. Inoltre, Firenze ha visto la partenza di figure chiave nello spogliatoio e per il pubblico, come Gosens e Mandragora. Grosso si trova a dover gestire un vero e proprio cantiere. Il mercato, conclusosi tardi, ha ulteriormente complicato la situazione: giocatori come Njie, Gnonto, Beto e Pedro Gonççalves sono stati acquisiti negli ultimi giorni, concedendo al tecnico soltanto ora la possibilità di lavorare con l’intero pacchetto offensivo.
Le prime due uscite stagionali hanno messo in luce le difficoltà di integrazione, con zero punti conquistati e sette gol al passivo. Sebbene questi numeri non costituiscano un alibi, contribuiscono a spiegare le problematiche di una squadra che ha visto l’esordio di ben nove nuovi giocatori. Ora, con la rosa finalmente al completo, inizia il vero lavoro di Grosso: ricercare l’equilibrio, stabilire le gerarchie e trasformare un insieme eterogeneo di 16 stranieri provenienti da undici nazioni diverse in un collettivo coeso.