La storia del calcio è ricca di allenatori capaci di ottenere il massimo da situazioni difficili, con rose modificate in corsa o negli ultimi giorni di mercato. Sebbene non sia l’approccio ideale per un club, è necessario considerare il contesto: la Fiorentina aveva un’urgente necessità di sfoltire la rosa e lasciar partire i protagonisti della stagione precedente, un processo che ha inevitabilmente richiesto tempo e impegno.
Serve un centrocampista, ma è sufficiente?
È difficile credere che l’ingaggio all’ultimo momento di un giocatore come Marcelo Brozovic, per citare il nome più allettante tra gli svincolati, possa trasformare la Fiorentina da una squadra in difficoltà a una formazione in grado di esprimere appieno il proprio potenziale. La mancanza di un centrocampista è una lacuna del mercato gestito da Paratici, ma le problematiche di Grosso affondano le radici ben prima di un eventuale arrivo di Brozovic.
Il confronto con Italiano
Un esempio lampante di quanto detto si è verificato a Firenze cinque anni fa, con un esordio a Roma. La prima Fiorentina di Italiano si presentò all’Olimpico con Venuti e Pulgar, in un mercato incerto, ma riuscì immediatamente a imporre la propria identità. Questa impronta non è mai venuta meno durante il triennio del tecnico siciliano, nemmeno dopo la cessione di Vlahovic a gennaio, né dopo il mancato riscatto di Torreira o la mancata acquisizione degli esterni desiderati. Un paragone che risulta piuttosto sfavorevole per l’attuale situazione di Grosso