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Amatucci: “In Italia difficile per i giovani, spero nella Nazionale”

Lorenzo Amatucci, centrocampista classe 2004 passato dalla Fiorentina al Deportivo La Coruña, parla delle differenze tra calcio italiano e spagnolo riguardo ai giovani. “In Italia difficile per i giovani, spero nella Nazionale”.
Amatucci: "In Italia difficile per i giovani, spero nella Nazionale" Amatucci: "In Italia difficile per i giovani, spero nella Nazionale"

La Spagna rappresenta un’opportunità di crescita sia personale che calcistica, mentre in Italia è ancora complesso per i giovani emergere. Lorenzo Amatucci, centrocampista classe 2004, trasferitosi a titolo definitivo dalla Fiorentina al Deportivo La Coruña per circa 4 milioni di euro, ha condiviso la sua esperienza lontano da casa in un’intervista a La Voz de Galicia, analizzando le differenze tra il calcio italiano e quello spagnolo.

Il nodo centrale del discorso riguarda la fiducia accordata ai giovani talenti nel sistema calcistico italiano. «Il problema del calcio italiano è che molti giocatori giovani non hanno l’opportunità di dimostrare le proprie capacità. Ci sono molte squadre in Italia che preferiscono ingaggiare stranieri prima di mettere in campo un ragazzo italiano della propria Primavera. Conosco molti compagni di squadra che hanno dovuto andare in Serie B. In Spagna è diverso, poiché ogni squadra ha un alto numero di spagnoli. Capisco che un club di alto livello non offra opportunità, ma le piccole dovrebbero farlo», ha affermato Amatucci.

Un percorso iniziato presto

Il passaggio in Galizia segna una nuova fase di un percorso iniziato in tenera età. Entrato nel settore giovanile viola a nove anni, Amatucci si è trasferito a Firenze a soli 13 anni, risiedendo nel convitto della società. Questa scelta, pur abituandolo alla lontananza dalla famiglia, non ha eliminato le difficoltà nei momenti più ardui. «Sono via da casa da quando avevo 13 anni, perché sono andato a vivere in convitto a Firenze. Ci sono abituato, ma non è facile, perché in alcuni momenti negativi vorrei vedere e parlare con i miei genitori. A volte viene la mia ragazza, che passa due settimane qui e due a Firenze, dove studia. Parliamo al telefono, ma non è la stessa cosa che di persona», ha spiegato.

Nella sua vita a La Coruña, tra allenamenti, momenti con i compagni e attimi di relax in spiaggia, il centrocampista prosegue gli studi universitari in psicologia. Nel frattempo, la continuità trovata in Liga alimenta un obiettivo primario: indossare la maglia della Nazionale italiana. «Giocare con la Nazionale è la sfida più grande che ho. Partecipare a una Coppa del Mondo, rappresentare il mio paese e la mia famiglia, sarebbe il livello più alto che posso raggiungere. Non sono mai stato così vicino come ora, giocando in Liga: se faccio le cose nel modo giusto, la chiamata può arrivare», ha concluso.

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