Raffaele Palladino merita un maggiore riconoscimento per il suo percorso professionale. Secondo quanto affermato da Calamai, il cammino di questo tecnico è alquanto insolito. Con la Fiorentina, infatti, concluse il campionato al sesto posto, ma l’allora direttore sportivo Pradè lo avrebbe spinto alle dimissioni. Per poter rientrare in gioco come allenatore, Palladino ha dovuto attendere diversi mesi, quasi come se il calcio italiano non fosse pienamente convinto delle sue capacità.
Il percorso di Palladino
Calamai prosegue sottolineando come, al momento dell’ingaggio da parte dei Percassi per guidare l’Atalanta, Palladino abbia ereditato una squadra in piena crisi d’identità. Nonostante ciò, il tecnico è riuscito a riaccendere l’entusiasmo dei bergamaschi, ottenendo risultati notevoli in ambito europeo e portando l’Atalanta alla qualificazione in Conference League. Tuttavia, anche al termine di quella stagione, la società lombarda ha scelto di non proseguire il rapporto, lasciando nuovamente Palladino senza panchina per un’altra estate. Un fatto definito “strano”. La chiamata del Bologna, squadra allora penultima in classifica, è stata accolta con grande entusiasmo. Raffaele si è nuovamente messo al lavoro, raccogliendo tredici punti su diciotto disponibili. Con questi risultati, Palladino ha superato il ricordo del suo predecessore Tedesco, riportando il Bologna in zona Europa. Calamai si chiede, quindi, cos’altro debba dimostrare questo allenatore per ottenere la considerazione che ritiene gli spetti, invitando a “aprire gli occhi sull’incompreso Palladino