Dopo l’ondata di nuovi acquisti e l’acclamazione popolare della Fiorentina come protagonista del mercato, mi aspettavo di vedere pochi giocatori della disastrosa stagione precedente in campo. Invece, con grande stupore, all’Olimpico erano ben sei i titolari di allora, con altri due entrati a partita in corso. Il centrocampo, cuore pulsante della squadra, era identico a quello schierato contro la Roma appena quattro mesi fa, a maggio. Il risultato finale, poi, è stato lo stesso.
La bolla si è sgonfiata
Mi domando cosa faccia più male: la pesante sconfitta subita contro i giallorossi lunedì, o la delusione per aver visto svanire in una sola partita l’entusiasmo creatosi attorno alla Fiorentina targata Paratici e Grosso.
Un ritorno alla realtà
Forse è stato meglio così. La goleada incassata a Roma ci ha riportato con i piedi per terra. Non esistono soluzioni magiche o scorciatoie. Il nuovo direttore sportivo ha più volte sottolineato che “ci vorrà tempo e pazienza”. Concordo pienamente con questa sua affermazione. È molto probabile che la stagione appena iniziata sarà difficile. Non al livello di quella passata, ci mancherebbe, ma la Fiorentina ci riserverà momenti di gioia e altri di sofferenza. Se queste sono le premesse per l’avvio di un percorso che porti a un obiettivo definito, anziché a una generica ambizione, sono disposto ad accettarle.
Necessaria discontinuità
Da questo momento in poi, la discontinuità rispetto alla stagione precedente deve essere evidente. L’impiego minimo dei giocatori “sopravvissuti” (sperando che altri partano nei prossimi giorni); scelte coraggiose da parte dell’allenatore; idee di gioco chiare, qualunque esse siano, ma riconoscibili; l’ingaggio di esterni offensivi, una lacuna evidente che al momento non è stata colmata.
Si possono perdere delle partite, ma non la dignità. Firenze non merita questo.