Nonostante il cambio di casacca, il legame di Riccardo Braschi con Firenze resta saldo. Il giovane attaccante, reduce dallo scudetto con la Primavera della Fiorentina e dall’esordio in prima squadra con Vanoli, sta vivendo la sua prima esperienza da professionista al Thun. Il suo trasferimento è avvenuto a titolo definitivo, ma la società viola conserva un diritto di recompra valido per le prossime due stagioni e una percentuale sulla futura rivendita. Braschi, autore domenica del suo primo gol svizzero in Coppa contro lo Schaffhausen, ha condiviso i suoi pensieri in esclusiva, mantenendo sempre viva la speranza di un ritorno in maglia viola.
L’impatto con il calcio svizzero
Riccardo, il suo primo gol con il Thun è arrivato domenica: quanto l’ha liberata questa rete?
“Mi sono tolto un bel peso, lo ammetto. L’inizio qui in Svizzera è stato complicato: sono arrivato senza aver fatto la preparazione e con il campionato già cominciato, quindi non ero in condizione. In più ho saltato tutto settembre per un piccolo problema fisico. Adesso, però, ci sono e mi sento pronto”.
Cosa l’ha sorpresa di più della città di Thun e del calcio svizzero?
“Della città mi ha colpito la serenità che trasmette: è un bel posto, molto tranquillo. Quanto al calcio, mi ha sorpreso l’intensità: rispetto a quello italiano è meno ragionato e si creano tanti spazi”.
Qual è la maggiore difficoltà per un attaccante cresciuto in Italia? Ha dovuto modificare il suo stile di gioco?
“Sono cresciuto in un contesto in cui all’attaccante venivano chieste determinate cose. Qui le richieste sono diverse e me lo hanno fatto capire fin da subito. Soprattutto senza palla devo fare movimenti differenti da quelli a cui ero abituato. La considero una sfida: voglio diventare più completo e arricchire il mio bagaglio”.
La scelta di lasciare l’Italia
Cosa l’ha convinta a trasferirsi al Thun? Aveva altre opzioni in Italia, magari in Serie B o Serie C?
“Rispetto alle altre squadre che si erano fatte avanti, mi ha convinto il fatto che il Thun avrebbe disputato una competizione europea. In più mi offriva la possibilità di giocare nella massima serie svizzera, che considero un bel trampolino di lancio”.
I ricordi viola
Se dovesse scegliere un’immagine per descrivere i suoi anni nel vivaio della Fiorentina, quale sarebbe?
“È semplice: tutti noi che festeggiamo insieme lo scudetto. Per ciascuno è stato il finale perfetto. Tanti di noi erano alla Fiorentina da otto, dieci anni o anche di più: siamo cresciuti insieme e abbiamo condiviso tutto. Quella festa è l’immagine che racchiude i miei anni in viola”.
Chi ha inciso maggiormente sulla sua crescita tra allenatori, dirigenti e compagni incontrati a Firenze?
“Tutti, in modi diversi, mi hanno lasciato qualcosa. Sicuramente Galloppa e le persone che facevano e fanno parte del suo staff: sul piano calcistico il mister mi ha fatto crescere tanto. Ma voglio citare anche gli accompagnatori e i magazzinieri, che per me hanno avuto un ruolo importante fin da piccolo. Troppo spesso ci dimentichiamo di queste figure: oltre a svolgere il proprio lavoro, sono persone capaci di trasmetterti tanto”.
Lasciare la Fiorentina è stato un passaggio necessario per la sua crescita o le è rimasto il rimpianto di non aver avuto più spazio?
“È un passaggio fondamentale della mia carriera, anche per cambiare status e non essere più considerato dagli altri un ragazzino: io non mi sono mai sentito tale. Più che un rimpianto, mi resta il dispiacere di non aver avuto una possibilità. Credo in me stesso e so quello che posso dare. A maggior ragione, per quanto tengo a questa maglia, ero convinto di poter offrire qualcosa in più, qualcosa che soltanto chi sente davvero questo legame riesce a tirare fuori. Detto questo, capisco la visione della società e la rispetto”.
Il rapporto con i tifosi
Molti tifosi della Fiorentina chiedevano di vederla in campo lo scorso finale di stagione. Come ha vissuto quel periodo?
“Se ci penso, ancora non mi sembra vero. Vedere i social pieni della mia immagine mi faceva sorridere. Ma ciò che mi rende davvero orgoglioso, ripensandoci, è l’affetto e il calore che i tifosi mi hanno dimostrato. Non mi dovevano niente, eppure mi hanno trasmesso quell’amore che avevo sempre sognato di ricevere da loro”.
La Fiorentina vista dalla Svizzera
Quanto segue la Fiorentina dalla Svizzera e come spiega le difficoltà iniziali di questa stagione?
“La seguo sempre e sono costantemente informato. Anche quest’anno le cose sono partite male, ma rispetto alla stagione scorsa c’è stato un cambio rapido in panchina. Credo sia stato positivo, perché ha dato al mister la possibilità di riprendere il lavoro prima che la situazione degenerasse. Sono convinto che la squadra risalirà la classifica, come l’anno scorso, e che stavolta lo farà anche più velocemente”.
Se immagina un futuro ritorno al Franchi, si vede da avversario, per dimostrare la sua crescita, o spera ancora di indossare la maglia viola?
“Mi immagino con la maglia della Fiorentina. E, come ho già detto, cercherò di fare in modo che accada”.