Benedetto Ferrara ha descritto la situazione attuale come una “fiction psichedelica”, definendola “una situazione strana”. Ha fatto riferimento a un’intervista di Vanoli, il quale avrebbe espresso il desiderio di allenare la squadra. Riguardo a Paratici, Ferrara ha ricordato come, al suo arrivo, fosse stato “tutti idolatrato” a causa della depressione generale. La fiducia nei suoi confronti era inizialmente massima, ma ora è diminuita. L’analisi di Ferrara sottolinea una dicotomia: “O creiamo idoli o persone da bastonare”. Pur avendo riorganizzato la società e investito economicamente, Paratici non è riuscito a definire la squadra, anche se questo aspetto ora passa in secondo piano vista la presenza di “bei giocatori”.
Il ritorno di Vanoli
Ferrara ha espresso perplessità sulla scelta di richiamare Vanoli per poi prendere Grosso, suggerendo che sarebbe stato più logico mantenere Vanoli. Ha incoraggiato Paolo (presumibilmente Vanoli) a proseguire, pur rammaricandosi per le modalità con cui la Fiorentina lo ha gestito al suo ritorno, dato che “non era scontato” accettasse di rientrare dopo trattamenti “non carini”. Secondo Ferrara, Paratici ha seguito la “vox populi” che invocava una rivoluzione, arrivando a escludere anche giocatori provenienti dal vivaio. Se la squadra dovesse iniziare a ottenere risultati positivi, potrebbe regalare soddisfazioni, ma è fondamentale che la “fase difensiva deve essere fatta di squadra”. Per Vanoli, questa rappresenta “una grande occasione”. Riguardo ai terzini, Ferrara prevede un recupero di forma per Dodo, ritenendo Jimenez non ancora completamente affidabile. Joao Mario è definito un “buon mestierante”, mentre su Valdepenas suggerisce di continuare a puntare su di lui. Infine, ha notato come Giuseppe Commisso abbia speso molto, ma la Fiorentina venga ora presa in giro, suggerendo che “forse c’è qualcosa che non va”