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Giulio Dini: “Non pensavo ci fosse un peggio di Pioli. Bentornato Vanoli”

L’avvocato, dirigente sportivo e scout Giulio Dini, intervenendo su Facebook in merito al recente avvicendamento sulla panchina della Fiorentina tra Fabio Grosso e Paolo Vanoli, ha espresso il suo pensiero. Dini, che conduce la trasmissione Scanner su Radio Firenzeviola, ha dichiarato: “Se si è vissuta la scorsa stagione, specialmente da fine dicembre in poi, ci si è resi conto del rischio enorme che si stava correndo. Una rosa imperfetta, allestita con un notevole impegno economico, mancava di un riferimento chiaro, sia in termini di idea di gioco che di carisma alla guida.
Giulio Dini: "Non pensavo ci fosse un peggio di Pioli. Bentornato Vanoli" Giulio Dini: "Non pensavo ci fosse un peggio di Pioli. Bentornato Vanoli"

L’avvocato, dirigente sportivo e scout Giulio Dini, intervenendo su Facebook in merito al recente avvicendamento sulla panchina della Fiorentina tra Fabio Grosso e Paolo Vanoli, ha espresso il suo pensiero. Dini, che conduce la trasmissione Scanner su Radio Firenzeviola, ha dichiarato: “Se si è vissuta la scorsa stagione, specialmente da fine dicembre in poi, ci si è resi conto del rischio enorme che si stava correndo. Una rosa imperfetta, allestita con un notevole impegno economico, mancava di un riferimento chiaro, sia in termini di idea di gioco che di carisma alla guida. Rispetto all’anno scorso, ora ci sono giocatori catapultati in una realtà nuova, tra le cinque stelle del Viola Park e il cantiere del Franchi, dove l’identità e la grinta del fiorentino sono fondamentali. Prima che i nuovi comprendano la situazione, considerando la loro natura, le motivazioni e i contratti, la squadra a dicembre potrebbe trovarsi con due punti invece di quattro. Per questo motivo, si è richiamata una persona perbene, capace di tenere i ragazzi concentrati in modo ossessivo. Con lui si può guardare lontano? Non lo so, ma è sicuramente qualcuno che ascolta e si confronta, non uno che si lamenta per non aver potuto schierare un centravanti già trasferito altrove. Mi chiedo quale sia il ruolo di un procuratore, se non quello di consigliare il proprio assistito su come comportarsi. Ero tornato a esprimere le mie riflessioni pubbliche – dopo un periodo di silenzio autoimposto – proprio per congedarmi da Vanoli e spiegare perché, a mio avviso, non sarebbe potuto essere l’allenatore del futuro. Non potevo immaginare che esistesse una gestione peggiore di quella di Pioli, né che si potesse proseguire con la clausura di Vanoli, che avrebbe dovuto salvarci. Il punto cruciale è questo: oggi Paolo, con 35 giornate a disposizione, ha la possibilità di costruire un’idea di gioco e dare un’identità alla squadra. Potremo giudicarlo per questo, ora che non ci sono preconcetti. Certo, sarà necessario compattarsi, trovare equilibrio e affidarsi a chi ci ha già seguito l’anno scorso, responsabilizzandoli ulteriormente. Ma si potrà anche beneficiare di colpi e qualità che Solomon e Harrison non possedevano, del talento di Atta (e non di Fabbian), delle motivazioni di Pellegrino e Beto, invece di dover dipendere dalle bizze di un giocatore che, ricordiamolo, l’anno scorso avrebbe dovuto salvare la squadra, che invece si è salvata da sola.

Se questo è sufficiente a rendere Vanoli più sereno e consapevole, allora possiamo sperare che lasci da parte gli eccessi e gestisca la panchina con la necessaria lucidità. Nei 90 minuti, non gli abbiamo mai visto cambiare la partita con le sostituzioni. Dovrebbe cercare di non spaventare quei giocatori che necessitano di una parola giusta piuttosto che di un intervento aggressivo. A questo punto, vogliamo e dobbiamo permettergli di provarci. Quindi, bentornato a Firenze, Paolo. Si potrebbe dire: ‘Hanno ammazzato Paolo, Paolo è vivo’”.

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